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Stefano Sechi, albergatore e ristoratore a Biella: "I tanti controsensi delle regole"

Insieme alla sorella gestisce l'attività avviata dal padre, emigrato da Aggius
stefano sechi (foto concessa)
Stefano Sechi (foto concessa)

Quell'espressione sul volto di suo padre non l'aveva mai vista: "Una preoccupazione senza precedenti, con anche la paura di non farcela". Stefano Sechi, 33 anni, è titolare insieme alla sorella Francesca di un albergo-ristorante a Biella. Figli di Gian Mario, emigrato da Aggius nei primi anni Ottanta, hanno ereditato la gestione della doppia struttura: "I miei genitori hanno avviato questa attività nel 1998, con la forza e il coraggio che sono necessari per cominciare un'avventura fatta di tanti rischi". E mai avrebbero pensato di dover affrontare una situazione come quella attuale, fatta di chiusure, limitazioni, stanze e tavoli vuoti.

Ma Villa Liberty by Bugella continua la tradizione di famiglia: "Era una casa abbandonata, è stata ristrutturata e praticamente rifatta. Bugella è il nome antico di Biella in latino. Prima del Covid - spiega Stefano - avevamo 70 posti, oggi sono dimezzati. Per l'albergo abbiamo 20 camere". Tutto è cambiato un anno fa, almeno per quanto riguarda il ristorante.

Stefano Sechi (foto Villa Liberty by Bugella)
Stefano Sechi (foto Villa Liberty by Bugella)

Per la parte alberghiera invece?

"A dire il vero le procedure di pulizia per noi sono sempre state un fiore all'occhiello, i clienti nelle recensioni fanno spesso riferimento all'alto grado di soddisfazione. Forse sono aumentate le ore dedicate a queste attività, per esempio su una maniglia non ci si soffermava più di tanto, ora invece sì. Ma per noi da questo punto di vista poco è cambiato. Abbiamo sempre avuto molta attenzione per quanto riguarda l'igiene".

E per i tavoli del ristorante?

"Dato che abbiamo uno spazio esterno abbiamo pensato di sfruttarlo, intuendo che sarebbe stato l'idea forte per cercare di recuperare almeno in estate. Quindi io e mio padre ci siamo messi a fare i lavori, anche manuali come il giardinaggio, perché la paura di investire in questo momento è forte. E abbiamo allestito il dehor. Sul lato albergo abbiamo invece lavorato più o meno come sempre".

Gian Mario Sechi, il padre di Stefano (foto Villa Liberty by Bugella)
Gian Mario Sechi, il padre di Stefano (foto Villa Liberty by Bugella)

Nessuna crisi?

"Poco. In questa zona, famosa nel settore tessile, i clienti gravitano intorno a quell'area: rappresentanti, imprenditori, collaboratori. Chi doveva muoversi per lavoro ha continuato a farlo".

Quali sono stati i problemi da affrontare?

"La grande incertezza, soprattutto nel primo lockdown: dovevamo tenere aperto o chiuso? E la gente si domandava: ma saranno aperti o chiusi? Noi abbiamo sempre tenuto aperto l'albergo, e il ristorante lo era per chi alloggiava da noi: pranzo e cena. Fosse stata anche solo una camera occupata ma noi eravamo qui".

I momenti più difficili?

"Dicembre e gennaio sono stati mesi drammatici, non abbiamo lavorato perché il Piemonte è rimasto per lungo tempo zona rossa, in febbraio e marzo c'è stato un minimo di ripresa, proviamo a fare delivery ma la gente è un po' stufa anche di questo".

Per l'asporto come vi siete organizzati?

"Puntando sulle specialità sarde, un menu composto da gnocchetti, maialetto e seadas che è piaciuto tantissimo, ma non avevo dubbi. Sono le eccellenze dell'Isola e in questa zona siamo probabilmente gli unici a proporle, anche grazie a uno chef che, pur non essendo sardo, ci è venuto incontro e ha accettato con piacere le nostre idee. E io, che con la Sardegna ho un legame enorme (lo testimonia anche il tatuaggio con i Quattro Mori, ndr), non potevo non pensare a quella terra meravigliosa".

I culurgiones, tra i piatti proposti col take away (foto Villa Liberty by Bugella)
I culurgiones, tra i piatti proposti col take away (foto Villa Liberty by Bugella)

Di queste ore è la notizia della nuova ordinanza che di fatto consente agli italiani di andare in vacanza ma solo all'estero. Cosa ne pensa?

"Qui a Biella il turismo non è proprio una risorsa, perché forse le bellezze del territorio non vengono sfruttate. Ovvio che i miei colleghi sardi, che del turismo vivono, siano molto arrabbiati. Io mi sento toccato solo in parte ma è uno dei tanti controsensi di alcune regole".

Tipo quali?

"Chiudere bar e ristoranti, quelli che hanno allestito protezioni di ogni tipo e rispettato sempre tutte le disposizioni. E i contagi sono saliti lo stesso. Poi al supermercato vedi le persone addossate davanti alla frutta e alla verdura e nessuno dice niente. Il ristoratore sa che deve tenere la distanza tra i tavoli, e che possono sedervi solo un certo numero di persone. Nessuna responsabilità al cliente, non si può alzare, è tutto già organizzato. Altrove non è così, e infatti il risultato è l'aumento dei casi. Mi spiace dirlo ma mi pare un'ovvietà e non capisco come ai 'piani alti' non sia invece chiaro".

La struttura che Stefano gestisce insieme alla sorella Francesca (foto Villa Liberty by Bugella)
La struttura che Stefano gestisce insieme alla sorella Francesca (foto Villa Liberty by Bugella)

Avete ricevuto controlli anche voi?

"Sì, era tutto a posto. Del resto l'unica grande novità, se così possiamo dire, sono i dispenser per l'igienizzazione delle mani. Ma anche prima l'igiene non era un problema: abbiamo bagni ovunque e chi vuole lavarsi le mani lo ha sempre potuto fare".

Adesso siete aperti o chiusi?

"Hotel aperto e ristorante solo per i clienti dell'albergo. Ma non aspettiamo con le mani in mano che accada chissà cosa, ci stiamo già portando avanti nella speranza che dopo Pasqua ci sia qualche buona notizia per tutti noi del settore".

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