POLITICA

crisi di governo

Prove d'intesa 5 Stelle-Pd
Di Maio incontra Zingaretti
Divergenze sul Conte bis

Convergenze sul taglio dei parlamentari. Il Movimento rilancia Conte, ma i dem chiedono "discontinuità". Audio di Renzi contro Gentiloni. Paragone e Di Battista contro la trattattiva

"Non ci sono problemi insormontabili". È questo ciò che trapela dal Pd dopo i primi incontri con il Movimento 5 Stelle, per valutare se sia possibile un'intesa in grado di portare a una nuova maggioranza a sostegno di un altro governo (i pentastellati avrebbero proposto un Conte bis, i dem vorrebbero invece "discontinuità) senza passare dalle urne.

I colloqui "giallo-rossi", avviati a Roma dopo l'appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (che ieri - al termine del primo giro di consultazioni - ha concesso qualche giorno ai partiti per trovare una soluzione alla crisi innescata dalla Lega), sono stati introdotti dai capigruppo di entrambi gli schieramenti, nel pomeriggio, prima del faccia a faccia "cordiale", in serata, tra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, dove sono però emerse divergenze sul nome del premier dimissionario per guidare un nuovo esecutivo.

All'incontro pomeridiano - avvenuto in un clima "positivo e costruttivo" - hanno invece preso parte i capigruppo M5S Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli e alcuni esponenti dem, tra cui i capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio e i vicesegretari Andrea Orlando e Paola De Micheli.

A sinistra, la delegazione Pd. A destra D'Uva e Patuanelli con Di Maio (Ansa)
A sinistra, la delegazione Pd. A destra D'Uva e Patuanelli con Di Maio (Ansa)

"Non abbiamo altri tavoli in corso con altri partiti", hanno detto gli "sherpa" pentastellati all'uscita dal tavolo di trattativa. Per quanto riguarda il negoziato col Pd, D'Uva e Patuanelli hanno confermato di aver messo al centro i temi ambientali e sociali e di aver ribadito che l'obiettivo prioritario del Movimento resta il "taglio dei parlamentari".

Nulla osta in casa dem: ''Noi siamo sempre stati e rimaniamo a favore del taglio dei parlamentari. Siamo disponibili a votare la legge ma riteniamo che vada accompagnato da garanzia costituzionali e da regole sul funzionamento parlamentare. E' questo il senso del calendario che siamo disponibili a costruire insieme e in tempi rapidi'', hanno spiegato Marcucci e Orlando.

A inizio giornata aveva parlato Luigi Di Maio. "Il nostro obiettivo è approvare i punti elencati ieri dopo le consultazioni al Colle e sappiamo che su quei punti ci è stata data una disponibilità dal Pd. Ma vedo anche che già litigano...", ha detto il capo politico pentastellato.

Riferimento a un audio, diventato un caso, raccolto durante un intervento di Matteo Renzi alla scuola politica "Meritare l'Italia".

Nel file si sente il senatore dem parlare di Paolo Gentiloni, suo compagno di partito e suo successore a Palazzo Chigi, responsabile a suo dire di aver passato "veline" ai giornali per "far saltare tutto" il possibile accordo con il Movimento 5 Stelle. Con la conclusione che: "Non è detto che il Pd arrivi tutto unito alle elezioni".

"Non è mai esistita alcuna manovra da parte di Gentiloni per affossare il negoziato coi pentastellati. E sostenerlo è una cosa ridicola", la smentita del segretario Pd Nicola Zingaretti. Che ha anche invitato tutti - Renzi compreso - a evitare dichiarazioni e interviste che potrebbero minare la "delicata" trattativa in corso.

Ma anche il Movimento 5 Stelle sembra spaccato sulla possibile intesa col Pd. Tra i più critici Gianluigi Paragone: "Renzi - ha scritto il giornalista sui social - parla di me e di Alessandro Di Battista come 'quelli che vogliono far saltare la (sua) trattativa'. Orgoglioso di stare sempre dalla parte opposta di Renzi".

"Ho visto nuove aperture della Lega al Movimento e mi sembra una buona cosa", ha scritto invece Di Battista su Facebook.

"Soprattutto perché non mi dispiacerebbe un Presidente del Consiglio del Movimento 5 Stelle. Ho visto inoltre - ha aggiunto Dibba - porte spalancate da parte del PD. Zingaretti fa la parte di chi pone veti e condizioni ma in realtà ha il terrore che Renzi spacchi il Pd".

Parole che hanno fatto storcere il naso ad alcuni esponenti pentastellati, come Luigi Gallo, fedelissimo di Roberto Fico, secondo cui "Di Battista sta facendo una guerra spietata ad 11 milioni di cittadini italiani che ci hanno votato per cambiare l'Italia, per investire in istruzione, rilanciare la green economy, l'innovazione e il lavoro per i giovani".

Di Battista, ha aggiunto Gallo, "non ha mai creduto in questa legislatura perché aveva pronosticato che durasse poco ed oggi fa di tutto per sabotarla per tornare al voto".

(Unioneonline/F-l.f.)

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