Nuovi aiuti (anche militari) a Kiev, sì della Camera: anche i vannacciani danno l’ok alla fiducia
L’ex generale: «Contrari al provvedimento, ma non votiamo con la sinistra»I "vannacciani" davanti a Montecitorio (Ansa-Percossi)
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Con 207 voti favorevoli, 119 contrari e 4 astenuti, l'aula della Camera dà il via libera alla questione di fiducia posta dal governo sul decreto per i nuovi aiuti, anche militari, all'Ucraina.
Il provvedimento, ricorda la relazione illustrativa citata nella documentazione parlamentare, è connesso con «la necessità di ottemperare agli impegni assunti dall'Italia nell'ambito delle Nazioni Unite, dell'Unione europea e dell'Alleanza atlantica, per affrontare più efficacemente la crisi internazionale in atto in Ucraina, che incide sugli equilibri geopolitici e mina la sicurezza e la stabilità internazionali, tenuto conto dell'importanza degli sforzi in atto per il raggiungimento di una soluzione al conflitto».
Il decreto legge si compone di 3 articoli. L'articolo 1 disponeva, nella versione affidata al Parlamento, la proroga della cessioni di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all'Ucraina, mentre nel corso dell'esame nelle commissioni Esteri e Difesa, è stato modificato al fine di estendere la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti anche a quelli di difesa civile; conseguentemente è stata soppressa la parola "militari" dalla rubrica dell'articolo e dal titolo del decreto. Sono state inoltre specificate, per gli aiuti, le «priorità per quelli logistici, sanitari, ad uso civile e di protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici». E, si rileva nei dossier di documentazione, che «si tratta del primo decreto di proroga che contiene la precisazione delle priorità».
L'articolo 2 pone, poi, a carico degli editori committenti obblighi di formazione e di copertura assicurativa in favore dei giornalisti ‘freelance’ inviati in aree di guerra o ad alto rischio di conflitto armato, offrendo, in via sperimentale per l'anno 2026, un contributo statale a copertura dei relativi costi, erogabile su richiesta dell'editore, nel limite di spesa massimo complessivo di 600.000 euro e nel limite massimo di 60.000 euro a singolo contributo (risorse derivanti dal Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria ).
Il provvedimento viene emanato a seguito dei relativi atti di indirizzo espressi dalle Camera e la lista degli equipaggiamenti militari inviati è «classificata» e pertanto non disponibile.
I vannacciani hanno votato sì alla fiducia, no al decreto. «Voteremo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare. Infatti, ho sempre detto che non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la Nazione, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni e lo dimostriamo nei fatti. Manterremo i nostri ordini del giorno che contengono l'impegno ad interrompere le forniture di armi, a favore dell'esercito di Zelensky e voteremo, altresì, contro nel voto finale. Non ci prestiamo ai giochini di chi vorrebbe addossarci l'etichetta di essere insieme ai Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte e Schlein di turno, ma, al contempo, non rinunciamo alla nostra identità», ha dichiarato in una nota l’ex generale.
«Da oggi il centrodestra non sarà più lo stesso. Votiamo sì alla fiducia, se fossimo all'opposizione non avremmo votato. Noi il primo passo lo abbiamo fatto e sosterremo la maggioranza ogni qualvolta ci saranno dei decreti che condividiamo», ha detto Rossano Sasso, deputato di Futuro Nazionale, spiegando la decisione di votare la fiducia.
«Più Futuro Nazionale crescerà, automaticamente il centrodestra dovrà perorare anche le nostre istanze», ha aggiunto.
(Unioneonline/L)
