Crisi aperta e certificata in aula ad Oristano. A dirlo è lo stesso sindaco, al termine di un Consiglio comunale acceso, tra scontri con l’opposizione e tensioni ormai evidenti dentro la maggioranza. «Sino a quando io capirò che non ci sono più i presupposti per andare avanti», scandisce Massimiliano Sanna nel dibattito chiesto dalla minoranza. Poco prima aveva chiesto, anche a nome della Giunta, il ritiro del punto sul bilancio: richiesta accolta, così come quella di Maria Obinu e Francesco Federico di discutere apertamente della crisi.

Sanna ammette le difficoltà: «Non è una situazione facile e sembra di rivivere il primo anno quando ho azzerato la Giunta». Rivendica il mandato e assicura che andrà avanti finché ci saranno le condizioni, citando anche Guido Tendas: «Se ci sono condizioni un sindaco deve andare avanti sino alla fine, altrimenti ne deve prendere atto».

Nel merito politico il tono si fa più deciso: «Abbiamo il coraggio di portare avanti le nostre scelte. Non possiamo essere remissivi davanti al dissenso di una parte. Le cose vanno fatte: Ztl, dehor». Rivendica confronto e dialogo, respinge l’idea di scelte dettate dalla paura di cadere: «Questo è coraggio».

In aula 17 presenti e sei assenti – esponenti di FdI, Udc e Psd’Az – i partiti che hanno aperto la crisi chiedendo la revoca dell’assessore Ivano Cuccu per l’iter sulla Ztl. Revoca che il sindaco non ha firmato, irrigidendo i rapporti.

Dai banchi della maggioranza Roberto Pisanu parla di «interessi personali» e di richieste di assessorati «solo per tornaconto», con un sindaco «tirato per la giacchetta». Gianfranco Porcu riconosce che «la crisi c’è», ma difende il lavoro fatto e invita a «mettere da parte le ambizioni individuali per il bene della città». Giuliano Uras punta il dito contro i «personalismi: vai via tu che voglio entrare io» e avverte che «se si va a casa è anche per questo».

Dall’opposizione arrivano accuse pesanti: amministrazione «presuntuosa e inadeguata», «baratto politico», quattro anni «fallimentari». Il dato politico resta: la maggioranza è divisa e il passaggio decisivo sembra sempre più vicino.

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