CRONACA SARDEGNA - NUORO E PROVINCIA

gavoi

Omicidio Dore, due cause sui beni di Francesco Rocca

La madre e le sorelle rivendicano il patrimonio, la figlia 13enne un risarcimento
francesco rocca (archivio l unione sarda locci)
Francesco Rocca (Archivio L'Unione Sarda - Locci)

Sono due le cause civili in corso al Tribunale di Nuoro che riguardano Francesco Rocca, il dentista di Gavoi condannato in via definitiva all'ergastolo come mandante dell'omicidio della moglie Dina Dore nel marzo del 2008.

La prima, che è proseguita oggi, è stata intentata dalla madre e dalle due sorelle di Rocca per "spogliare" il loro congiunto dei beni di cui è ancora titolare. Questo patrimonio, secondo loro, sarebbe stato fiduciariamente intestato a Rocca dal padre Tonino, morto qualche anno fa, e dalla madre Mariuccia Marchi.

Le tre donne sostengono di aver speso la quota-parte ereditaria per pagare gli avvocati e onorare altri debiti del dentista, per una cifra di circa 800mila euro e quel che resta dovrebbe rientrare nell'asse ereditario familiare, cioè della madre e delle sorelle.

Nell'udienza di oggi sono stati depositati i documenti richiesti dal giudice civile Tiziana Longu agli avvocati Giampaolo Mura e Giovanni Pinna Parpaglia, che assistono la madre e le due sorelle di Francesco Rocca, ad integrazione della causa presentata.

Il giudice Longu, che nell'udienza scorsa aveva definito "inammissibili" e "irrilevanti" le prove dedotte da Anna e Paola Rocca e da Mariuccia Marchi, si è riservato di decidere nel merito dei nuovi documenti, in sostanza gli estratti conto dei conti bancari cointestati ai genitori di Francesco Rocca, a partire dal gennaio 1995 al dicembre 2019.

LA FAMIGLIA DORE - Se venisse accolta la richiesta dei parenti di Rocca, il patrimonio del dentista non verrebbe aggredito dai familiari di Dina Dore, tutelati dagli avvocati Massimo e Roberto Delogu, destinatari di un risarcimento, attribuito quali parti civili costituitesi al processo.

Alla richiesta delle tre donne della famiglia Rocca, si sono opposti gli avvocati Anna Maria Busia e Francesca Calabrò, che tutelano la figlia ora 13enne di Dina Dore e Francesco Rocca, affidata alla sorella della vittima.

"E' solo un escamotage per svincolare il patrimonio di Rocca e non renderlo aggredibile dalla figlia che dal padre non ha mai avuto nulla: né il risarcimento né il pagamento della provvisionale, né il mantenimento", ha detto Busia che, con un procedimento separato, per conto della minore, ha fatto causa Rocca chiedendogli il risarcimento dei danni patito dalla bambina. Al momento del processo, infatti, il suo tutore non si era costituito parte civile per suo conto. La prima udienza di questa causa si terrà il 6 maggio.

(Unioneonline/D)

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