CULTURA

Dialogo con gli scrittori

"Viola nella Rete", i giovani e il cyberbullismo raccontati da Elisabetta Belotti

Una riflessione fra scuola, prime cotte adolescenziali, amicizia e i pericoli del cyberbullismo
elisabetta belotti scrittrice e insegnante (foto concessa)
Elisabetta Belotti, scrittrice e insegnante (foto concessa)

Non è facile avere tredici anni. Soprattutto se hai la brutta fama di ripetente, continui a collezionare brutti voti e ti sei preso una cotta per Chiara, la ragazzina più ambita della scuola. Leo però non riesce proprio a levarsela dalla testa almeno fino a che nella sua classe non arriva Viola, con i suoi vestiti neri, i continui cambi del colore dei capelli, le domande impertinenti e la sua abilità nel collezionare note a ripetizione. Quando poi Viola e Leo si ritrovano a collaborare a un progetto scolastico, il ragazzo scopre che la nuova compagna non è solo spiazzante: è anche simpatica e molto carina. Poi però Viola sparisce dalla scuola, mentre sui social compare una foto imbarazzante della ragazza e un nuovo profilo dove non risparmia insulti e offese ai compagni. Per Leo le cose non sono per nulla chiare e farà di tutto per scoprire cosa sta succedendo alla sua nuova compagna, arrivando a una verità che lo lascerà a bocca aperta.

La scuola, le prime cotte adolescenziali, l'amicizia e i pericoli del cyberbullismo sono gli ingredienti che animano Violanella Rete (Einaudi Ragazzi, 2020, pp.128) di Elisabetta Belotti, scrittrice e insegnante. A lei chiediamo, prima di tutto, perché Leo è tanto attratto da Viola:

"Leo è attratto da Viola perché è una ragazzina fuori dal comune: legge molto, disegna bene come lui, prende note dai professori eppure studia e ha ottimi voti. Li accomuna un certo atteggiamento 'ribelle', l'amore per il disegno e la capacità di esprimere senza paura quello che pensano. All'inizio, però, Leo è cotto di Chiara, la ragazzina più popolare della sua classe. La segue sui social, cerca di attirare la sua attenzione anche facendo un po' lo sbruffone con i professori, ma alla fine capirà che Chiara non è quella che appare. Dietro la facciata scintillante si cela una ragazzina egoista, superficiale e viziata, una vera cyberbulla".

La copertina del libro
La copertina del libro

Chi è veramente Viola?

"Viola è la ragazzina nuova della classe, quella che arriva da un'altra scuola e deve inserirsi. In realtà lei vorrebbe tornare nella sua vecchia scuola, e non si ambienta bene tra i nuovi compagni. Viola, anche perché ha perso la madre, è più matura di molte sue compagne, ma allo stesso tempo soffre nel sentirsi esclusa. Quando scoprirà di essere presa di mira dalle cyberbulle, per lei sarà difficile affrontare tutto da sola, tanto che la sua prima reazione è quella di sparire da scuola, e anche dai social. Non riesce nemmeno a parlare con il padre di quello che le sta succedendo e si sente molto sola".

Che cosa imparano i due ragazzi attraverso l’avventura narrata nel libro?

"Leo è forse il personaggio che matura di più nella storia: si avvicina prima degli altri compagni a Viola, riesce ad impegnarsi in un concorso scolastico e a portare a termine un progetto, scopre l'identità delle cyberbulle e sarà in grado di chiedere l'aiuto degli adulti, contribuendo a risolvere la situazione. A volte si stupisce lui stesso di questi cambiamenti, facendoci capire che sta iniziando a costruire un'autostima che prima gli mancava. Anche Viola vive una profonda maturazione nel corso della storia: capirà che essere brava a scuola non può essere un motivo di isolamento. Si renderà conto che muovendo i primi passi verso gli altri, facendosi quindi conoscere senza paura, poi si viene accolti".

Nel suo lavoro di insegnante lei è costantemente a contatto con ragazzi come Viola e Leo. I più giovani, in generale, hanno consapevolezza della potenza e dei rischi della Rete?

"I protagonisti del mio libro, così come gli adolescenti con cui lavoro a scuola, sono informati dei pericoli della Rete: in famiglia se ne parla, a scuola noi insegnanti ne parliamo, facciamo progetti ad hoc… In teoria sono preparatissimi! Hanno però spesso la convinzione che a loro non possa capitare e quasi sempre, invece di cercare l'aiuto degli adulti, provano a risolvere tutto da soli, trascinando situazioni su cui si potrebbe invece intervenire tempestivamente con buoni risultati".

Esiste un modo per fornire una buona educazione all'uso di uno strumento così complesso come Internet?

"Non ho ricette magiche, però come insegnante e come mamma sono convinta della necessità del dialogo: parlare con i preadolescenti e gli adolescenti è fondamentale. Non si può lasciarli soli nella Rete, come non li lasciamo soli in altri contesti, senza prima dare delle regole. È necessario far capire le potenzialità e i vantaggi della Rete, dei social e del mondo digitale ma nello stesso tempo è essenziale parlare di cyberbullismo, di web reputation, di identità digitale. Ci sono parecchi siti che aiutano i genitori e gli insegnanti. Naturalmente è importante anche l'esempio: noi siamo sicuri di utilizzare in modo corretto il cellulare o il pc?".

In effetti anche i nostri comportamenti non aiutano…

"Anche per gli adulti l'uso del cellulare può diventare pervasivo: quante volte al giorno controlliamo le mail di lavoro o quelle personali, oppure navighiamo tra le notizie dell'ultima ora, perdendoci poi tra aggiornamenti essenziali e notizie risibili? Gli psicologi parlano ormai di Nomofobia (abbreviazione della frase no-mobile phobia), cioè dipendenza da cellulare, che si manifesta con la paura irrazionale di non avere il telefono a portata di mano o di perderlo. La paura di non essere rintracciabili e di perdersi le informazioni condivise dagli altri. Il dialogo e l'esempio sono quindi essenziali, sia da insegnanti, sia da genitori. E spero che la storia di Leo, Viola e Chiara possa essere un modo divertente per approfondire questi aspetti, sia in famiglia, sia a scuola".

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