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Ecco "2146", i giovani per il bene comune nel romanzo di Marco Marmeggi

Un villaggio a pelo d'acqua, e una grande storia d'amore e di resistenza
l autore marco marmeggi (foto concessa)
L'autore Marco Marmeggi (foto concessa)

Anno 2146: Spartaco e Sofì sono due giovani innamorati, cresciuti assieme fin da bambini in un villaggio galleggiante di pescatori di spugne. In questo luogo la vita procede come sospesa nel tempo, in totale armonia con la natura, il mare, i suoi abitatori e i suoi misteri. Un giorno, però, la pace del villaggio viene sconvolta da un misterioso viaggiatore proveniente dalle terre dell'Impero. Quest'uomo, con il suo occhio verde smeraldo, i tre denti di squalo appesi alla collana e una lunga cicatrice sulla faccia, è deciso a impadronirsi del tesoro nascosto sott'acqua, anche a costo di distruggere per sempre i delicati equilibri che legano il villaggio, i suoi abitanti e l'immensità del mare. Le strade di Spartaco e Sofì dovranno, allora, dividersi e i due giovani dovranno affrontare un nemico molto potente senza sapere se potranno incontrarsi di nuovo.

Romanzo ambientalista e incentrato su una grande storia d'amore e di resistenza contro ogni forma di prevaricazione, 2146 (Einaudi Ragazzi, 2020, pp. 146) rappresenta l'opera di esordio per Marco Marmeggi. Gli domandiamo allora, per iniziare, come è nato questo suo primo libro:

"2146 nasce da una domanda semplice che non ho mai smesso di farmi. Qual è il mondo ideale in cui mi piacerebbe vivere? Il villaggio galleggiante di pescatori di spugne che ho immaginato è un mondo a pelo d'acqua che ricorda il Mediterraneo delle origini. Il Mediterraneo della fondazione della polis, il suo cittadino come animale politico, la sua legge e l'accettazione della natura e del ciclo della vita. Il mio romanzo nasce quindi come una storia di partecipazione e comunità. Perché se il privato è il luogo della necessità, solo il pubblico, la vita in comune, restituisce la vera sfera della libertà".

La copertina del libro
La copertina del libro

Perché la scelta di ambientare questa storia in un ambiente marino?

"Il mare, per me che da Livorno l'ho respirato e respiro da quando sono nato, è l’altra metà della Terra, una sorta di estensione geografica con strade, mappe e piazze. Ho voluto restituire la giusta dimensione allo sguardo orizzontale, una linea aperta, libera e democratica. In 2146, il mare è visto come l'emblema del nostro passato più profondo, di quello che siamo stati prima di trascinarci su una spiaggia, arrampicarci sugli alberi e diventare uomini. Nel libro, l’apnea è una pratica centrale perché attraverso l’immersione torniamo ad essere i mammiferi del mare che eravamo. Alla fine, al mare si torna sempre perché, nonostante l'evoluzione ci abbia trascinato fuori, noi non desideriamo nient'altro che unirci nuovamente all'acqua.".

Dovendo scrivere un libro per ragazzi quali accortezze si è imposto?

"Io penso che le accortezze per la letteratura per ragazzi siano poche e, davvero, credo sia meglio alzare sempre l'asticella della complessità piuttosto che abbassarla in un folle inseguimento verso la semplificazione del linguaggio. Forse il mio stile, così come è, si presta ad una lettura più immediata. Einaudi Ragazzi EL Edizioni mi ha sorpreso in questo, ha assunto la responsabilità di pubblicare un libro che, secondo me, non ha età e potrebbe essere letto, e spero apprezzato, anche da un pubblico adulto".

Nel libro vengono presentati temi di grande importanza: l'amore, la necessità di preservare l'ambiente, l'importanza di combattere per un ideale... Sono temi che i giovani d'oggi sentono vivi oppure siamo nell'epoca delle passioni tristi come si usa dire spesso?

"Non siamo nell’epoca delle passioni tristi. Questo romanzo è idealmente dedicato ai ragazzi e alle ragazze del Friday for future, un movimento internazionalista che ha rotto gli schemi tradizionali della politica del secolo scorso, individuando un orizzonte che riprende gli slogan antiglobalizzazione – come 'un altro mondo è possibile' – per modificarne le regole del gioco in chiave ambientale. Alla fine, è proprio vero, ciò che ci circonda appartiene sempre a chi viene dopo di noi".

Ultima domanda: cosa è necessario per fare leggere i ragazzi?

"Servono tre cose: la scuola, la famiglia e regole condivise sull'utilizzo dei dispositivi digitali. La scuola dà la spinta più importante suggerendo letture, assegnando romanzi, insegnando la pratica della lettura. La famiglia deve riuscire a creare gli ambienti giusti, comprare libri, impilarli sotto i tavoli, 'zepparci' i letti, usarli come comodini. Bisognerebbe crescere in mezzo ai libri. E poi, secondo me con urgenza, dobbiamo affrontare i problemi legati all'iper-connessione, contrastare lo strapotere dell'economia dell'attenzione su cui si basa l'industria di Internet. Senza addentrarci sui danni cognitivi e di apprendimento, è vero che meno si sta su Internet e più si legge e che più si legge più si è liberi. Direi quindi che dobbiamo inquadrare la promozione della lettura in termini di libertà. Una società che legge poco o, addirittura, non legge proprio è una società destinata ad essere dominata e sfruttata".

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