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"Muori cornuto", in un nuovo libro la storia del calabrese che tentò di uccidere Roosevelt

L'avvincente ricostruzione della vita di Giuseppe Zangara firmata dall'attore Peppino Mazzotta e da Arcangelo Badolati
il presidente roosevelt (foto da wikimedia)
Il presidente Roosevelt (foto da Wikimedia)

Un'affascinante ricostruzione sulla storia del calabrese che tentò di uccidere il presidente degli Stati Uniti Franklyn Delano Roosevelt.

A proporla, nel libro "Muori cornuto. Giuseppe Zangara, l'uomo che tentò di uccidere il presidente Roosevelt", edito dalla Pellegrini, sono l'attore Peppino Mazzotta, interprete dell'ispettore Fazio nella fiction del commissario Montalbano ispirata ai romanzi di Andrea Camilleri, ed il giornalista e scrittore Arcangelo Badolati, considerato uno dei massimi esperti di criminalità organizzata.

Il volume racconta la storia di Giuseppe Zangara, nato a Ferruzzano, in provincia di Reggio Calabria. Rimasto orfano a soli due anni dopo che la madre morì di parto, Giuseppe fu costretto sin da bambino a lasciare la scuola ed a lavorare nei campi. Il padre, che più tardi si risposerà, lo trattava come uno schiavo, riservandogli poco affetto. Zangara, accudito dalla nonna materna, fu chiamato a combattere sul fronte del Carso durante il primo conflitto mondiale e, una volta finita la guerra, a 21 anni fu richiamato sotto le armi per prestare il servizio militare.

La copertina del libro
La copertina del libro

Dopo la leva, la decisione di emigrare negli Stati Uniti, dove già si trovava un suo zio materno, Vincenzo, stabilendosi a Paterson, nel New Jersey. Costretto, dunque, come milioni di altri calabresi a cercare fortuna all'estero, Giuseppe non ci riuscì, caratterizzandosi per una condizione di sostanziale infelicità che lo accompagnerà per tutta la vita. Con la convinzione che il mondo è dominato solo dai ricchi e dai capitalisti, pronti ad approfittare della gente povera e sfortunata.

Questo il motivo che, secondo la ricostruzione degli autori, ha spinto Zangara a progettare l'assassinio dell'allora presidente americano, massimo rappresentante, a suo parere, del capitalismo mondiale.

Nell'attentato organizzato a Miami, Zangara avrebbe tuttavia sbagliato il bersaglio, colpendo il sindaco di Chicago, Anton Cermak, che morì alcuni giorni dopo.

Per l'attentato il calabrese è stato condannato alla sedia elettrica con sentenza eseguita nella prigione di Raiford nel 1933.

Nel momento dell'esecuzione, Zangara avrebbe pubblicamente denunciato le ingiustizie subite nel corso della vita, inneggiando a tutti i poveri del mondo.

La vicenda di Zangara è ricostruita nel volume di Mazzotta e Badolati sulla base del diario che l'attentatore di Roosevelt ha scritto durante il periodo della detenzione.

(Unioneonline/v.l.)

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