Ninetta Bartoli, la madre delle sindache d’Italia
L’11 marzo 1946 fu eletta alla guida del Comune di Borutta, nella prima delle cinque tornate amministrative di quella primaveraPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
I compaesani, raccontò la nipote Anna Maria Bartoli, «la chiamavano Mamai Nine’, perché era la mamma di tutti». Ma a parte l’amabilità certificata dai parenti, Ninetta Bartoli doveva essere pure assai autoritaria. «In Regione la temevano», aveva puntualizzato Anna Maria, ricordando la zia piazzata davanti alla porta di presidenti e assessori, i quali, per la verità, non è che le facessero fare una lunga anticamera. Ninetta Bartoli, tuttavia, non perdeva mai il tratto altero della nobildonna, né l’afflato caritatevole della signora religiosissima. «Ma non era una religiosa prestata alla politica: era un politico», avvisa Silvano Arru, primo cittadino di Borutta.
Esattamente 80 anni fa, l’11 marzo 1946, Ninetta Bartoli è stata eletta prima cittadina di Borutta con un plebiscito - 332 voti su 372 – che ha segnato l’ingresso delle donne nella vita democratica. Primissima sindaca (democristiana) d’Italia, assieme ad Ada Natali (comunista) eletta a Massa Fermana (provincia di Fermo), era uscita dalla prima delle cinque tornate amministrative di quella primavera (le altre si tennero il 17, il 24, il 31 marzo e il 7 aprile), elezioni che portarono nei consigli comunali di 5.722 tra paesi e città oltre duemila signore.
Le pioniere di un diritto finalmente riconosciuto, il diritto al voto (esteso il 31 gennaio 1945 alle donne dai 21 anni), e soprattutto a essere elette (dai 25 anni) come stabilito dal decreto 74 del 10 marzo 1946. Lo stesso giorno in cui si aprono le prime elezioni amministrative del Dopoguerra che spazzeranno via la figura del podestà nominato dal regime fascista.
Sei furono le sindache elette: con Ninetta Bartoli e Ada Natali, Margherita Sanna a Orune; Ottavia Fontana a Veronella, in provincia di Verona; Elena Tosetti a Fanano, in provincia di Modena; Lydia Toraldo Serra a Tropea, in provincia di Vibo Valentia. Ninetta, dunque, fu la madre di tutte. Classe 1896, Ninetta era una nobildonna che vantava solida amicizia con Laura Carta Caprino, moglie di Antonio Segni e presidente regionale delle dame di carità. Stemperava la devozione a Nostro Signore nel piglio di un carattere ferrigno. Nel decennio dei due mandati cambiò la faccia del paese. Portò l’acqua pulita e l’elettricità in ogni casa, fece sistemare la rete fognaria, costruì le scuole elementari e l’asilo, fondò la cooperativa dei pastori. Anche il movimento del turismo religioso che oggi fa tappa a Borutta è dovuto a lei. Fece restaurare l’abbazia di San Pietro di Sorres coi soldi del suo patrimonio e nel 1955 riuscì a riportare al convento i monaci benedettini.
Alle elezioni del 1958, donna Ninetta venne battuta dall’avversario di partito Nino Solinas. Si racconta che l’ancora luminosa stella venne spenta di botto dall’avanzata della nuova Dc, il battaglione dei Giovani Turchi capeggiato da Francesco Cossiga, Nino Giagu De Martini, Pietrino Soddu e Paolo Dettori. «La nostra fu una linea di cambiamento molto graduale, non abbiamo fatto una rottamazione», ha raccontato Pietrino Soddu. «Lei», ha aggiunto, «aderiva alla coalizione che faceva riferimento all’Azione cattolica e alla Chiesa. Ma quelli erano tempi in cui lo schema politico era comunisti-anticomunisti. Gli altri valori, quelli dei padri costituzionalisti, li abbiamo portati noi».
Sia come sia, Francesco Cossiga era stato uno dei maggiori frequentatori della casa di Ninetta, sempre presente alle cene con cui lei riuniva tanti politici importanti, tra i più assidui Segni e Saragat. Con Cossiga erano molto amici, ma tempo un paio di lustri e la rivoluzione dei Giovani Turchi avrebbe arenato, con quella di molti vecchi, anche la carriera politica di Ninetta Bartoli, madre delle donne sindaco d’Italia.
