Pochi agenti della Polizia Penitenziaria uguale meno sicurezza nelle carceri della Sardegna e anche all’esterno, durante i trasferimenti in ospedale per visite mediche e anche nei Tribunali per le udienze. E come se non bastasse, la tensione che si respira ogni giorno all’interno dei penitenziari dell’Isola rischia di compromettere il percorso riabilitativo del detenuto. Per non parlare delle colonie penali, che sarebbero il luogo ideale per realizzare il completo recupero, anche lavorativo, di un detenuto, ma che avrebbero bisogno di risorse per un perfetto utilizzo. Tutti questi argomenti vengono denunciati quasi quotidianamente dai sindacati della Polizia Penitenziaria come evidenzia Luca Fais, segretario nazionale del Sappe.

Il problema principale è legato alla carenza del personale: «Lo ribadiamo da tempo», spiega Fais, «perché i pochi agenti della Polizia Penitenziaria sono alla base di tutti i problemi presenti nelle carceri dell’Isola». Si parla di circa 200 unità tra agenti e assistenti in meno rispetto alla pianta organica prevista, e di un numero alto anche per quanto riguarda i ruoli direttivi. «Questo provoca tensione che sfociano spesso in aggressioni al personale della Polizia Penitenziaria», prosegue il segretario del Sappe. «I detenuti più problematici vanno gestiti e se i poliziotti sono pochi il rischio di episodi di violenza è elevato. La carenza dell’organico all’interno di un penitenziario si porta dietro la minor sicurezza e la difficoltà nel gestire al meglio le emergenze». E non si può sempre sperare nel comportamento esemplare di una buona parte dei detenuti. Spesso si sente dire che nelle carceri sarde ci siano posti. Una ricostruzione respinta con forza al mittente dal sindacato del Sappe: «Le carceri isolane stanno scoppiando. Basti vedere cosa accade a Cagliari e Sassari, oramai allo stremo», aggiunge Fais. «Gli unici posti disponibili sono nelle colonie penali. Ma qui servirebbero lavori di ristrutturazione e recupero per consentire un loro pieno utilizzo».

Luca Fais, segretario sindacato Polizia Penitenziaria del Sappe
Luca Fais, segretario sindacato Polizia Penitenziaria del Sappe
Luca Fais, segretario sindacato Polizia Penitenziaria del Sappe

Le criticità maggiori che deve gestire un agente sono quelle legate al rapporto diretto con un detenuto. «Spesso nelle sezioni il personale è risicato. E la gestione di alcuni detenuti, magari con problemi psichici, è davvero complicato. E alla fine chi è detenuto vive male. Nelle celle da due si trovano anche tre o quattro persone. E il primo sfogo, anche violento, è quello contro gli agenti della Polizia Penitenziaria». Rischia così di saltare quello che è il percorso riabilitativo che dovrebbe dare il carcere. «Con troppi detenuti, pochi agenti e scarse risorse i progetti rischiano di restare sulla carta».

Un altro aspetto delicato è quello legato all’accompagnamento dei detenuti in ospedale. «Oramai non ci ricordiamo più da quando chiediamo l’apertura dei repartini detentivi negli ospedale», ricorda Fais. «Questo servirebbe a tutelare i detenuti, gli agenti, il personale ospedaliero e le altre persone che si trovano in ospedale. Su Cagliari sono tanti i trasferimenti e il repartino al Santissima Trinità sembrava fosse pronto. Ma non vediamo niente e non sappiamo niente. Il rischio è dietro l’angolo: dobbiamo garantire la sicurezza per tutti e sollecitiamo le istituzioni affinché ci facciano capire a che punto siano i lavori e se verrà realmente aperto. Non capiamo perché nelle altre Regioni i repartini detentivi negli ospedali siano stati aperti negli anni Novanta, mentre in Sardegna non si sia mai fatto niente. È assurdo che non si faccia anche perché sarebbe a garanzia dello stesso personale sanitario».

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Sui detenuti in regime 41 bis in Sardegna, il Sappe ha una sua idea: «La Polizia Penitenziaria è pronta a dare il suo contributo facendo tutto quello che c’è da fare. Ma abbiamo bisogno di risorse, altrimenti non si va da nessuna parte. A giugno ci saranno nuovi corsi per assunzioni: se dovessero arrivare i 41 bis e ci saranno numeri adeguati per personale qui in Sardegna, noi potremmo affrontare la situazione in modo razionale. Altrimenti no. I detenuti in regime di 41 bis devono essere in numero proporzionale a quello degli agenti. I problemi altrimenti esisteranno. Deve esserci le risorse e le forze per gestire questa nuova condizione».

Altro punto su cui c’è da lavorare è quello delle colone penali. «Sono il luogo ideale per completare un percorso riabilitativo», sottolinea Fais. «Sono importanti: il detenuto svolge lavoro per un primo passo verso la libertà. Si sta all’aria aperta. Bisogna potenziarle e organizzare attività sempre sotto il controllo della Polizia Penitenziaria. Ma anche in questo caso servono risorse». Infine il ringraziamento del Sappe agli agenti della Polizia Penitenziaria per quanto fanno ogni giorno e per portare avanti una vera e propria «missione».

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