Addio dottor Google, sulla salute ormai preferiamo consultare ChatGpt. L'intelligenza artificiale, infatti, con strumenti come ChatGpt, irrompe nelle nostre abitudini sanitarie quotidiane.

Se da una parte è ormai scontato il fatto che praticamente tutti (più di nove persone su dieci) cercano informazioni su sintomi, malattie e terapie attraverso internet e AI, colpisce l'avanzata dell'intelligenza artificiale nel mondo della salute (proprio ChatGpt ha lanciato la sua versione “ChatGpt Salute”) ma anche il fatto che i medici sono sempre di più sotto “assedio digitale” da parte dei pazienti.

Il fenomeno di coloro che si documentano sulla loro salute affidandosi a vari motori di ricerca, Google soprattutto, esiste da tempo: adesso si è aggiunta l’intelligenza artificiale. Non una assoluta novità, quindi. Ma di nuovo c’è che ogni tanto capita addirittura che arrivino al pronto soccorso persone che raccontano di aver consultato ChatGpt per la spiegazione di alcuni sintomi e di aver ricevuto la raccomandazione di correre all’ospedale. Cioè non inviati dal medico di famiglia, né della guardia medica. Ma dall’intelligenza artificiale.

Dunque, al netto dei favorevoli e contrari, bisogna fare i conti con una nuova realtà, un nuovo strumento da utilizzare con le “pinze”: perché, dicono gli esperti, l’intelligenza artificiale, se male utilizzata, può rappresentare un grave rischio soprattutto perché può sottovalutare alcuni sintomi. Ecco perché non potrà mai sostituire il camice bianco. Senza trascurare il fatto che l’assenza di relazione umana, poi, rende tutto molto più complicato: dalla diagnosi, alla terapia.

Al momento, dicono gli esperti, ribadito che niente e nessuno potrà sostituire il medico, il più affidabile tra gli strumenti è lo smartwatch, che controlla i parametri vitali, come la pressione sanguigna, la temperatura, la frequenza del battito cardiaco. Non a caso è contemplato dalle linee guida redatte dalle società scientifiche internazionali che si occupano di emergenza. E infatti non sono più una rarità i pazienti che arrivano al pronto soccorso perché lo smartwatch ha segnalato anomalie poi effettivamente riscontrate.

La morale, se anche ce ne fosse una in questo fenomeno, è che la tecnologia non va né presa come oracolo ma neanche demonizzata. Va considerata un aiuto, anche solo (e non è poco) per velocizzare i tempi dei referti e quindi della diagnosi. Però, attenzione: tutto deve essere sempre gestito dal medico.

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