La notizia del cardinale sorpreso con il telefono in tasca nel conclave che poi ha portato all’elezione di Leone XVI – svelata da “Il conclave dietro le quinte”, il libro dei giornalisti Elisabetta Piqué e Gerald O'Connell uscito in questi giorni in inglese e in arrivo anche in Italia a fine mese – è sorprendente sotto molti aspetti. Sono molti i filtri che dovrebbero impedire una cosa del genere: tecnologici e penali. Nel conclave, spiegava mercoledì 3 marzo l’Ansa, «i cardinali vengono isolati dal mondo, rinunciando a tutti i dispositivi elettronici, prima di esprimere il loro voto davanti all’affresco del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina. Ma nel libro, secondo alcune anticipazioni di Reuters e Cnn, si legge che non tutto è sempre andato secondo i piani. Le votazioni del primo giorno sono state infatti ritardate quando gli addetti alla sicurezza hanno captato il segnale di un cellulare all’interno della Cappella Sistina. Uno dei “cardinali più anziani” si è reso conto di avere un cellulare in tasca e glielo ha consegnato, una scena che O’Connell descrive come “inimmaginabile, persino per un film”».

Apparentemente è solo un episodio imbarazzante, ma nei giorni prima del conclave era indicato come impossibile, o quasi.

Intanto perché i cardinali era stati ampiamente informati sulle regole che vigono in Conclave. Il 5 maggio un pezzo di Bruno Gaetani su “Open” spiegava che addirittura «la Santa Sede ha deciso di distribuire ai 133 cardinali elettori – impegnati in questi giorni con le Congregazioni generali nell’aula del Sinodo – un opuscolo». L’anziano porporato, insomma, “non poteva non sapere” che non si poteva entrare nel seggio elettorale più bello del mondo con un dispositivo elettronico in tasca, dato certamente gli era stato ricordato. Il 28 aprile il “Fatto quotidiano” avvertiva: «Telefoni cellulari, smartphone , tablet, insomma ogni dispositivo portatile verrà ritirato prima dell’ingresso dei cardinali nella Cappella Sistina, le stanze che li ospitano verranno sigillate e ogni finestra oscurata. Gli ambienti dove staranno i cardinali elettori verranno sottoposti a bonifica ambientale con un controllo certosino di ogni luogo per escludere la presenza di microspie, dispositivi di trasmissione o strumenti di intercettazione. Nei Conclavi più recenti sono stati installati dispositivi anti-spionaggio nelle aree comuni e nelle cucine».

Al di là delle accortezze tecnologiche e dei richiami scritti e verbali, che avrebbero dovuto sventare l’introduzione del telefono nella Sistina, il fatto è che l’apparecchio comunque sarebbe dovuto rimanere inerte. Il 6 maggio Cristina Marrone scriveva sul Corriere della Sera”: «L’Ufficio di Presidenza del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano ha anche chiesto agli operatori telefonici di disattivare “tutti gli impianti di trasmissione del segnale di telecomunicazione per cellulare radiomobile, presenti nel territorio dello Stato della Città del Vaticano, esclusa l’area di Castel Gandolfo”. Il ripristino del segnale, aggiunge il Governatorato, “sarà effettuato successivamente all’annuncio dell’avvenuta elezione del Sommo Pontefice, pronunciato dalla Loggia centrale della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano, con la massima celerità consentita dalla tecnologia degli operatori mobili”». Certo, possiamo supporre che la rilevazione di dispositivi elettronici abbia consentito di individuare il telefonino del porporato nonostante fosse inattivo, o comunque lasciato “senza campo” dalla disattivazione selettiva dei ripetitori (peraltro, come scriveva Marrone, «la rete del dispositivo può facilmente agganciarsi ad antenne o ripetitori confinanti»).

Ma c’è un ultimo elemento che rende l’episodio contraddittorio, almeno rispetto alle regole vaticane: non risultano provvedimenti sanzionatori solenni a carico di nessun cardinale. Eppure, come sottolineava l’articolo del Fatto del 28 aprile, «per i cardinali che entreranno in Conclave (133 su 135 con diritto di voto, anche se resta da sciogliere il nodo Becciu) c’è la clausura assoluta, altrimenti – come dice la Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis – si incorre nella scomunica latae sententiae».

Ma in effetti incorre nella scomunica chiunque riveli ciò che è avvenuto nell’assoluto riserbo della Sistina. Eppure Piqué e Gerald O'Connell devono aver avuto fonti ottime, loquaci e di prima mano. Come scriveva l’Ansa riportando alcuni contenuti del libro, «nella prima votazione del conclave, tenutasi la sera del 7 maggio, Prevost aveva già ottenuto tra i venti e i trenta voti. Il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, considerato tra i favoriti prima delle elezioni, aveva ricevuto meno di dieci voti nel conclave. Al quarto scrutinio, nel pomeriggio dell'8 maggio, Prevost avrebbe invece vinto con 108 voti». E oltre ai voti, i due vaticanisti hanno avuto a disposizione dettagli minori se non microscopici: «Tagle era seduto accanto a Prevost mentre veniva conteggiato il voto finale e ha offerto al futuro Papa una caramella per la tosse, forse per placare l'emozione di quel momento». A guardar bene un cellulare dimenticato in tasca, quanto a violazioni delle regole del Sacro Collegio, tutto sommato è il meno.

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