Nel terzo millennio c’è una data spartiacque per un gran numero di generazioni, come lo furono i bombardamenti angloamericani durante gli anni Quaranta del Novecento. Il 9 marzo 2020 l’Italia per difendersi dal Covid precipita nel lockdown. Alle 21 di quel lunedì il premier Giuseppe Conte annuncia in tivù che la dichiarazione di pandemia da coronavirus dell’Organizzazione mondiale della sanità e l’impennata dei decessi lo obbligano a una decisione drastica. Firma un decreto che confina i cittadini nelle case. Poche eccezioni: «Gli spostamenti saranno consentiti solamente in caso di comprovate ragioni di lavoro, di necessità e motivi di salute». Come non bastasse: «Aggiungiamo anche un divieto di assembramento in locali all’aperto, non ci possiamo più permettere queste occasioni di aggregazione che diventano possibilità di contagio».

Gli italiani scoprono il coprifuoco: l’ultimo precedente risaliva alla seconda guerra mondiale. Strade e piazze deserte, il silenzio rotto solo dal frastuono degli elicotteri a volo radente sulle città per individuare e denunciare cittadini disobbedienti. E poi morti, tanti, anche mille al giorno - duecentomila in totale, 2.947 in Sardegna -, le immagini choccanti dei mezzi militari carichi di bare per le strade di Bergamo, negozi e attività commerciali chiuse, l’obbligo di usare le mascherine, una piccola ma petulantissima fetta di volti noti a gridare al complotto mentre i malati morivano a frotte. Accadeva sei anni fa, sembra passato un secolo. 

Il virus in Sardegna

Ogni santo giorno la Regione Sardegna diffonde un bollettino che fa venire i brividi. Riportarlo così com’era – maiuscole e minuscole comprese – ha il sapore di un incubo che torna in mente da svegli: CORONAVIRUS, CORPO FORESTALE DELLA REGIONE: IERI 1.105 CONTROLLI, 34 SANZIONI. DAL 14 MARZO OLTRE 35.700 CONTROLLI* COMUNICATO STAMPA Cagliari, 26 aprile 2020 – Dal 14 marzo sono 35.705 i controlli realizzati dal Corpo forestale della Regione Sardegna per vigilare sul rispetto delle regole stabilite per l’emergenza epidemiologica da Covid-2019. Nella giornata di ieri sono stati effettuati 1.105 controlli: 144 nell’area di Cagliari, 36 Iglesias, 54 Oristano, 360 Sassari, 233 Nuoro, 95 Lanusei, 183 a Tempio. Sono state sanzionate 34 persone (19 a Cagliari, 8 a Sassari, 4 a Nuoro, 3 ad Iglesias), per un totale (dal 14 marzo) di 705. Poi c’era la parte dedicata alla contabilità del virus: Sono 1.280 i casi di positività al virus Covid-19 accertati in Sardegna dall'inizio dell’emergenza. È quanto rilevato dall’Unità di crisi regionale nell'ultimo aggiornamento. In totale nell’Isola sono stati eseguiti 21.101 test. I pazienti ricoverati in ospedale sono in tutto 115, di cui 20 in terapia intensiva, mentre 668 sono le persone in isolamento domiciliare. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 317 pazienti guariti (+17 rispetto al dato precedente), più altri 71 guariti clinicamente. Salgono a 109 i decessi. Sul territorio, dei 1.280 casi positivi complessivamente accertati, 231 sono stati registrati nella Città Metropolitana di Cagliari (+1 rispetto all'ultimo aggiornamento), 91 nel Sud Sardegna, 54 (+2) a Oristano, 76 a Nuoro, 828 (+6) a Sassari.

Le tappe

Il 9 marzo il Paese diventa un’unica zona rossa. Chiusi bar, ristoranti negozi, palestre, piscine, cinema, teatri, musei, discoteche e stazioni sciistiche. Restano aperti solo alimentari, farmacie, negozi di generi di prima necessità e i servizi essenziali. Vietati i funerali, le manifestazioni sportive, dilaga il lavoro da casa. Una vita sospesa, quella degli italiani, che durerà 57 giorni, dal 9 marzo al 4 maggio 2020: meno di due mesi percepiti come interminabili. Segue la “fase 2” con l’obbligo del distanziamento sociale e il divieto di assembramento, nei luoghi chiusi obbligatorio indossare la mascherina. L’11 giugno irrompe la “fase 3”: riaprono i centri estivi per i bambini, sale giochi, sale scommesse, sale bingo, così come le attività di centri benessere, centri termali, culturali e centri sociali. Dal 15 giugno via libera allo sport professionistico e agli spettacoli aperti al pubblico. L’estate dà l’ebbrezza della libertà, forse troppo. Le vacanze fanno riesplodere i contagi. Il 16 agosto il governo dà un giro di vite chiudendo le discoteche, ma non basta. Dal 13 ottobre le mascherine sono obbligatorie sia all’aperto sia al chiuso. Niente feste, massimo sei persone a cena. L’Italia viene divisa in zone sulla base dei colori: bianca significa zero rischi, e via crescendo da gialla ad arancione e – con pericolo massimo e restrizioni severe – rossa. Dal 3 novembre coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino, didattica a distanza obbligatoria nelle scuole superiori, riduzione del 50% della capienza dei mezzi pubblici. Il 18 dicembre nuovo decreto del governo che chiude i ristoranti nei giorni festivi. È un Natale triste: niente auguri durante le feste, spostamenti consentiti esclusivamente per “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”. Nuove vittime, nuove restrizioni. Tra alti e bassi lo stato di emergenza si chiuderà ufficialmente due anni dopo l’inizio del lockdown, il 31 marzo 2022, lasciando una ferita collettiva non ancora rimarginata.

© Riproduzione riservata