Cento declinazioni di colori e sguardi, il tratto leggero, l'impronta cubista: ecco Antonio Gramsci secondo Francesco Del Casino, l'artista padre del muralismo di Orgosolo. Binomio azzeccato a giudicare dal successo della mostra "Quello lì", nel cuore antico di Nuoro. A San Pietro, quartiere storico, c'è uno scrigno d'arte concentrato nella piccola galleria Spazio Manca che in occasione dei 130 anni dalla nascita del filosofo di Ales, fondatore un secolo fa del Partito comunista, ospita i tanti volti espressi in disegni, tele e ceramiche che sono il frutto di cinque anni di ricerca di Del Casino. Chiara l'affinità culturale dell'artista senese e sardo d'adozione, oggi settantasettenne, con il grande pensatore, già emersa nei murales realizzati a Orgosolo e a Nuoro.

Di Gramsci coglie non solo il volto, ma mani che bevono un caffè, accarezzano un figlio o tengono un libro. Gesti semplici che appaiono straordinari rispetto a un mito di cui si conoscono poche immagini, piene di cupezza, segnate dai tormenti di una tubercolosi ossea che gli ha procurato sofferenze sin da piccolo e dal carcere subito da grande. "Del Casino non ci parla delle idee di Gramsci: no, ci parla della sua grande testa, della sua meravigliosa capigliatura ribelle", sottolinea lo storico dell'arte Tomaso Montanari che richiama le annotazioni di Piero Gobetti nel 1924: "Antonio Gramsci ha la testa di un rivoluzionario, il suo tratto sembra costruito dalla sua volontà, tagliato rudemente e fatalmente per una necessità, che dovette essere accettata senza discussione: il cervello ha soverchiato il corpo". Del Casino - sottolinea Montanari - "non ci mostra solo la testa di Gramsci.

Ce ne mostra le mani, grandi e mobili… E infine tutto il corpo: quel corpo sofferente che invece qua appare come guarito. Libero: libero finalmente di essere amato".

Un bel complimento per Del Casino, approdato a Orgosolo nel 1964 dopo gli studi all'istituto d'arte di Siena e Firenze. Si avvicina a Guttuso e Picasso quando a Orgosolo insegna educazione artistica nella scuola media. Inizia un legame sempre più forte con il centro barbaricino, tuttora molto solido, nonostante il suo ritorno a Siena nel 1985. Negli anni Settanta è protagonista dell'arte del muralismo che mette in campo, assieme a forme e colori, un grande impegno civile. Una galleria d'arte all'aperto e insieme un viaggio nella storia recente, tanto ammirati dai turisti, ma anzitutto entrati nel cuore di tutti gli orgolesi. Dice non a caso il critico d'arte Antonello Cuccu: "L'arte è di casa in paese, è nella quotidianità, risultato ottenuto da decenni di convivenza con i lavori e il costante rilancio di Del Casino. Alcuni murali, è vero, sono firmati da altri autori, ma è con Del Casino che gli orgolesi e noi avvertiamo la traccia più forte, diffusa ed efficace".

L'appartenenza è tanto forte che riproduzioni delle opere realizzate da Del Casino finiscono nelle etichette dei prodotti locali, dall'olio al formaggio, quasi a imprimere una indiscutibile certificazione di tipicità. L'artista ritrae Gramsci già nei decenni passati. Basta percorrere le strade di Orgosolo dove torna a più riprese e nel 2018 realizza una nuova opera, nella via Gramsci, e un'altra in piazza Italia a Nuoro, su iniziativa dell'Anpi, l'associazione nazionale partigiani italiani, in occasione del 25 Aprile e dei 70 anni della Costituzione italiana. Spiega Chiara Manca, curatrice dell'esposizione: "La mostra Quello lì sembra un omaggio al pensatore politico, in realtà è un omaggio all'artista Francesco Del Casino che coni i suoi murales ha caratterizzato un intero paese della Sardegna centrale raccontando, dagli anni Settanta ad oggi, gli avvenimenti principali e i più grandi personaggi della nostra storia recente e passata". E aggiunge: "Questa esposizione è rivolta soprattutto alla mia generazione, ai trentenni e ai quarantenni di oggi, che spesso ricordano Gramsci soltanto per le citazioni sui social che costantemente si ripropongono per il giorno delle elezioni o il capodanno: "odio gli indifferenti", "odio il capodanno". E a proposito dell'esposizione aggiunge: "Le opere in mostra nascono da una ricerca del segno quasi ossessiva, ogni tratto è parte integrante del pensiero dell'artista, del gesto dell'artista, del braccio dell'artista, della sua mano. Si ha l'impressione che la reiterata riproduzione dei medesimi soggetti, il ritratto di Gramsci da solo o con la famiglia intorno, con cambi di postura appena percettibili e colori sempre diversi sia una sorta di ex voto, una terapia, un esercizio di concentrazione, una creatività controllata che si modella fra le mani dell'artista".

La mostra è accompagnata da un catalogo con testi di Tomaso Montanari, Chiara Manca, Franca Zoccoli e Antonello Cuccu.
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