Iglesias, Oristano e Tortolì sono gli unici centri che in Sardegna hanno approvato il Peba, il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche. È quanto emerge da un’indagine dell’associazione Luca Coscioni che recentemente ha puntato i riflettori su una criticità molto diffusa e sentita nelle città, costellate di ostacoli e trappole particolarmente gravose per le persone con disabilità. L’indagine è stata realizzata attraverso una consultazione sistematica dei siti istituzionali dei Comuni capoluogo, con particolare attenzione alla sezione “Amministrazione trasparente” (provvedimenti e strumenti di pianificazione); accessi agli atti nei casi di assenza o incompletezza delle informazioni online.

Secondo l’associazione in Italia solo il 36,4 per cento dei capoluoghi di provincia ha adottato il Peba, previsto dalla legge del 1986. In Sardegna solo 3 capoluoghi su 12 hanno approvato il Piano di eliminazione delle barriere architettoniche con delibera del Consiglio comunale. L’Associazione Luca Coscioni, a quarant’anni dall’introduzione dell’obbligo dei Peba, «ha monitorato lo stato di attuazione nei Comuni capoluogo italiani per verificare quanto il Paese sia ancora distante dai principi di accessibilità e inclusione previsti dalla Convenzione Onu e dalla Costituzione» si legge in una nota.

In Sardegna risultano in regola Iglesias, Oristano e Tortolì. Nuoro ha adottato il Peba con delibera della Giunta comunale ma il Piano dovrà ora essere approvato dal Consiglio comunale. Sassari risulta in fase di realizzazione, è stato istituito il gruppo di lavoro ed è stato promosso il documento di indirizzo per la redazione del Piano relativo alle strade. «Nessuna informazione disponibile invece per Cagliari e Carbonia, che non hanno risposto alle richieste di accesso agli atti promosse dall’Associazione, e per Lanusei, Olbia, Sanluri, Tempio Pausania e Villacidro, dove sui siti istituzionali e nelle sezioni Amministrazione trasparente non risultano informazioni relative al Peba» aggiungono dall’associazione.

A livello nazionale, dal monitoraggio su 118 Comuni capoluogo, esclusa Roma dove la competenza è in capo ai Municipi, emerge che 43 Comuni pari al 36,4 per cento hanno approvato un Peba con delibera di Consiglio comunale, 16 pari al 13,6 per cento hanno un Piano non ancora approvato o strumenti alternativi non previsti dalla normativa, 25 pari al 21,2 per cento sono in fase di redazione e 34 pari al 28,8 per cento risultano senza Peba o con informazioni non reperibili. Secondo l’Associazione questi dati, già critici nei capoluoghi che in teoria dispongono di maggiori risorse tecniche e amministrative, «indicano una realtà ancora più arretrata nel resto del Paese: si stima che solo circa il 15 per cento dei Comuni italiani abbia davvero adottato un Piano e l’effettiva realizzazione degli interventi previsti rappresenta una criticità ulteriore e largamente irrisolta».

Un altro esempio di barriera architettonica (foto archivio Unione Sarda)
Un altro esempio di barriera architettonica (foto archivio Unione Sarda)

Un altro esempio di barriera architettonica (foto archivio Unione Sarda)

«Dal corpo delle persone al cuore della politica: nei tribunali abbiamo conquistato un vero e proprio diritto ai Peba – dichiara l’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni e legale che segue le iniziative dell’Associazione sull’accessibilità – In questi anni abbiamo affrontato casi concreti di discriminazione. La giurisprudenza ha chiarito che l’assenza dei Peba non è una semplice mancanza amministrativa, ma una lesione di diritti. Possiamo dirlo con chiarezza: grazie alle nostre iniziative si è costruito un vero e proprio diritto a questi Piani, come dimostrano i provvedimenti emessi dai Tribunali, sia in sede civile che amministrativa, con i quali i Comuni di Catania, Santa Marinella e Pomezia sono stati condannati ad adottare il Piano di eliminazione delle barriere architettoniche in tempi certi». «A quarant’anni dalla legge istitutiva dei Peba, l’Italia è ancora drammaticamente indietro nel rispetto dei diritti legati all’accessibilità e all’eliminazione delle barriere fisiche e sensoriali – dichiara Rocco Berardo, coordinatore delle iniziative dell’Associazione Luca Coscioni sui diritti delle persone con disabilità – Non stiamo parlando di un dettaglio tecnico, ma della possibilità concreta per milioni di persone di vivere, muoversi, studiare e lavorare in condizioni di pari dignità. L’Associazione Luca Coscioni continuerà a operare non solo perché venga rispettata la legge, ma anche perché il tema dell’accessibilità si imponga finalmente come una questione culturale, prima ancora che amministrativa. È impressionante constatare come ancora oggi nuove costruzioni ignorino principi basilari di progettazione inclusiva. Ci auguriamo di non dover aspettare altri quarant’anni perché l’accessibilità diventi una realtà effettiva e non solo un obbligo scritto sulla carta».

L’indagine rimane aperta: l’Associazione invita a segnalare eventuali aggiornamenti o correzioni documentate a info@associazionelucacoscioni.it.

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