Il mondo dei rider e delle piattaforme di consegna del cibo a domicilio vacilla tra inchieste delle Procure, scioperi e controlli a tutela dei lavoratori sottopagati e a rischio caporalato. E anche a Cagliari qualcosa si muove: due cittadini stranieri identificati perché utilizzavano gli “account” per entrare nelle App della società di consegna dei reali titolari, e dunque sfruttati perché sottopagati. Sono stati scoperti dai carabinieri della compagnia di Cagliari e dai colleghi del Nucleo ispettorato del lavoro durante uno dei servizi svolti di recente in città dove operano centinaia di rider.

Controlli e ispezioni sono scattate, e verranno ripetute anche per approfondire diversi spunti investigativi (in particolare quello sul caporalato) con una finalità principale: «Datori di lavoro e dipendenti devono essere a conoscenza dei diritti e dei doveri per evitare ogni forma di abuso, sfruttamento ed illegalità», sono state le parole del comandante provinciale dei Carabinieri, il generale Luigi Grasso. È bastato fermare alcuni lavoratori, a bordo di scooter o bici elettriche, per avere le conferme su una serie di problematiche. Sotto osservazione in particolare i documenti d’identità dei corrieri e dei loro messi, ma anche la regolarità dei rapporti di lavoro con le varie società titolari delle piattaforme di consegna a domicilio di alimenti e pasti pronti. Perché, come emerso già nell’inchiesta della procura di Milano, i rider lavorano numerose ore al giorno per guadagnare poco più di mille euro al mese lordi, con poche tutele. Insomma i sospetti su una serie di irregolarità (caporalato digitale, mercato illegale sugli account dati in affitto, paghe da fame, turni infiniti e gestione delle consegne ostaggio degli algoritmi) sono arrivati in poco tempo.

Controlli sui rider a Cagliari
Controlli sui rider a Cagliari
Controlli sui rider a Cagliari

A Cagliari, come emerso dalle verifiche effettuate dai carabinieri della compagnia, c’è una parte di lavoratori sardi che deve fronteggiare delle criticità: registrazioni alle piattaforme di consegna regolari ma paghe da fame, schiavi degli algoritmi delle consegne. C’è chi dichiara di muoversi sulle bici elettriche ma che invece utilizza lo scooter: sembra infatti che l’algoritmo favorisca proprio le bicilette con pedalata assistita, forse perché più rapida per le consegne nel centro città. Ma la falsa dichiarazione rischia di creare problemi in caso di incidente o infortunio con l’assicurazione. Ci sono poi le attese infinite per una consegna e il rifiuto di quelle poco convenienti, magari a decine e decine di chilometri di distanza e che non permetterebbe, con i poco più di 4 euro per la consegna, nemmeno di rientrare nei costi tra benzina e usura del mezzo. Alcuni lavoratori non hanno svolto la visita medica perché l’azienda non l’ha previsto o fissata, e anche la consegna delle divise e di altro materiale per poter svolgere i lavoro avviene in ritardo o con frequenze di anni. Gli stessi rider ammettono di essere schiavi degli algoritmi. E poi la beffa durante il periodo di maltempo: per i mesi di pioggia hanno ricevuto tra i 2 euro e i 70 centesimi complessivi.

I controlli dei carabineri ad alcuni rider a Cagliari
I controlli dei carabineri ad alcuni rider a Cagliari
I controlli dei carabineri ad alcuni rider a Cagliari

Tra i rider stranieri ci sono gli stessi problemi con un’aggravante: gli account ceduti dai reali titolari ad altri giovani, magari senza permesso di soggiorno, disperati e alla ricerca di un lavoro per guadagnare qualcosa. I carabinieri ne trovano due nel primo controllo effettuato al centro di Cagliari, tra via Sassari e il Corso. Si spostano sulle bici elettriche ma hanno l’account di un'altra persona e che si trova altrove. E quando l’app richiede l’autenticazione facciale raggiungono il reale titolare per lo sblocco. Gli investigatori identificano tutti e raccolgono informazioni molto utili per l’inchiesta sul caporalato, e su altri reati, in città. Un’ombra scura nello sfruttamento di tanti giovani, sardi e non, che si vedono passare ogni giorno, a tutte le ore, in bici e scooter nelle strade cagliaritane.

«La tutela del lavoro è di fondamentale importanza; investire su di essa significa garantire una migliore qualità della vita per tutti i lavoratori e promuovere una società giusta ed inclusiva», evidenzia ancora il comandante provinciale di Cagliari, Grasso. «Sono emerse diverse irregolarità con possibili forme di caporalato nello specifico settore che verranno poste all’attenzione dell’autorità giudiziaria».

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