L'ultimo sorriso è datato il 31 gennaio. Il 4-0 al Verona, la terza vittoria di fila a quota 28 punti in classifica dopo 23 giornate, e la sensazione fortissima che il più fosse fatto. Una sensazione avvalorata dalle mosse sul mercato di gennaio con gli arrivi in prestito di Dossena e Sulemana, gli acquisti di due giovani di prospettiva come Albarracin e Raterink e, ciliegina sulla torta, la cessione di Luperto per fare cassa: 5 milioni puliti senza preoccuparsi troppo che la colonna della difesa finisse a una possibile concorrente per la salvezza.

Anche perché la Cremonese era staccata a 5 punti, mentre il terz'ultimo posto, occupato dalla Fiorentina, era addirittura a 11 lunghezze. Otto giornate dopo è cambiato il mondo. La Viola ha addirittura effettuato il sorpasso, il terz'ultimo posto dista solo 3 punti e la Cremonese, proprio la squadra che occupa il terz'ultimo gradino, arriverà insieme all'ex Luperto sabato pomeriggio alla Domus per una partita che somiglia a uno spareggio.

Il Cagliari sta accusando la fatica fisica e mentale e si è piantato. Due punti in otto giornate, la peggiore serie negativa attuale così come il filotto di quattro sconfitte di fila. A poco serve aggrapparsi al buon primo tempo di Reggio Emilia perché nella ripresa a un Sassuolo senza troppe ambizioni  è bastato alzare un po' il ritmo e il baricentro per ribaltarla.

Il Cagliari è in un tunnel e allora ecco la carta della clausura. Prima della gara con il Napoli era stato solo un ritiro anticipato, stavolta invece sarà una vera reclusione. I rossoblù si sono ritrovati  per la ripresa degli allenamenti nel pomeriggio e poi rimarranno ad Asseminello fino a sabato.

Forse l'ultimo tentativo di salvare il salvabile, prima di ripensare tutto il progetto, perché l'idea della squadra più giovane e italiana del campionato resta affascinante ma vale solo se verrà mantenuta la categoria. E anche la panchina di Pisacane, la grande scommessa del presidente Giulini, non può essere più intoccabile.

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