Alfonso Greco, si è regalato un bel compleanno.

«Sì, ci voleva».

Nato il 19 maggio di 57 anni fa, l’allenatore della Torres ha festeggiato la ricorrenza in anticipo salvando sabato scorso la Torres ai playout contro il Bra. Ora si può programmare il futuro, magari con lui ancora in panchina. «A breve ci vedremo con la società».

L’allenatore romano ha giocato nel Cagliari del primo Ranieri, dal 1989 al 1992. Rallentato da un grave infortunio al ginocchio, ha proseguito la carriera con Catania, Cosenza, Turris, Spal, Pisa, Carrarese, Fano e Grosseto. Alla Torres è arrivato come allenatore nel 202. Tra esoneri e ritorni in rossoblù ha messo assieme 180 partite (166 in campionato) con 88 vittorie, 66 pareggi e 37 sconfitte.

Quanto è stata difficile l’ultima scalata?

«Quando sono arrivato l’ambiente era abbattuto, si era persa la fiducia. È stato necessario un certo lavoro mentale. Conoscere buona parte della rosa ha facilitato il compito, e molti giocatori conoscevano già le mie idee. Col tempo sono tornate le certezze e abbiamo cominciato a salire».

Che squadra ha ritrovato?

«Sono andati via giocatori importanti come Fischnaller, Scotto, Guiebre e ne sono arrivati di più giovani. L’inizio difficile non ha aiutato e in quei casi si perde la fiducia. La squadra ha riacquisito identità spinta dallo zoccolo duro formato dai vari Antonelli, Giorico, Idda e Mastinu e nel tempo sono cresciuti ragazzi quali Sala, Baldi, Di Stefano».

La Torres potrà davvero ambire in futuro a conquistare la Serie B?

«Sarebbe la conseguenza di una programmazione seria e di un progetto importante. Tante società spendono molto denaro e non riescono a centrare l’obiettivo: vincere è difficile. Ma perché no? L’ambizione è importante».

Dopo la salvezza col Bra ha detto di sentire suo il club: che intendeva?

«Parlava il cuore. Qui è come se fossi a casa. Volevo far capire come sto qui».

L’intervista completa sull’Unione Sarda  domani in edicola e nell’edizione digitale 

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