Ci sono storie che non si misurano in vittorie o classifiche, ma in fedeltà, passione e appartenenza. Quella di Gabriele Ambus è una di queste: una storia lunga trent’anni intrecciata indissolubilmente con il Rugby Capoterra, il club che è diventato casa, scuola di vita e orizzonte quotidiano.

Oggi Gabriele ha 40 anni e da luglio 2024 è Head Coach della prima squadra, impegnata nel campionato di Serie B. Ma prima di arrivare in panchina, ha percorso ogni centimetro di questo cammino da protagonista in campo.

L’inizio di tutto: un pallone ovale e un’amicizia

L’incontro con il rugby arriva presto, tra i banchi delle scuole elementari, grazie agli amici e ai compagni di classe. Tra loro c’era Marcello Garau, oggi suo “partner in crime” alla guida tecnica della squadra. Un’amicizia nata da bambini e cresciuta insieme al pallone ovale, diventata nel tempo una collaborazione fatta di fiducia reciproca, visione comune e responsabilità condivisa.

All’epoca non c’erano grandi progetti o piani a lungo termine. C’erano solo entusiasmo, sogni e aspirazioni, quelli puri dell’età giovanile. E forse proprio per questo il percorso è stato così autentico.

La scalata con la prima squadra

Con l’ingresso in prima squadra, gli obiettivi cambiano. Diventano più alti, più difficili, più esigenti. Sono anni intensi, vissuti con il cuore in gola e la testa sempre rivolta al prossimo traguardo.

Sotto gli occhi di Gabriele, spesso grazie al suo contributo diretto, il Rugby Capoterra compie una vera e propria scalata: dalla Serie C alla promozione in Serie B, fino ad arrivare, dopo pochi anni, addirittura in Serie A. Un percorso che avrebbe potuto bastare a riempire una carriera intera. E invece è solo una parte della storia.

Gli infortuni, il tempo che passa e le domande difficili

Come accade a ogni atleta che vive lo sport con intensità, arrivano anche i momenti più complessi. Gli infortuni, i limiti fisici, il confronto inevitabile con il tempo che passa.

Negli ultimi cinque anni, Gabriele inizia a percepire un calo delle prestazioni: l’età, gli impegni della vita adulta, le difficoltà di chi pratica sport ad alto livello senza essere un professionista. L’ultimo infortunio, nell’ottobre 2023, segna uno spartiacque. Il rientro in campo diventa complicato, non solo fisicamente ma anche mentalmente. È lì che matura una nuova consapevolezza.

La scelta di restituire

Nel luglio 2024 arriva la svolta: la proposta di diventare Head Coach della prima squadra.

Non è una decisione semplice. Significa cambiare prospettiva, assumersi responsabilità diverse, uscire definitivamente dal ruolo di giocatore.

Ma c’è una motivazione che pesa più di ogni dubbio: “Sentivo di dover restituire al rugby e al club ciò che avevo ricevuto negli anni.” Con il supporto della famiglia e la fiducia delle persone giuste attorno a sé, Gabriele accetta. È l’inizio di una nuova fase, forse la più delicata, ma anche la più profonda.

Un coach prima di tutto umano

Il suo stile di guida è chiaro fin da subito: sincerità, dialogo, cooperazione. Gabriele non è un allenatore che si limita agli schemi o alla tattica. Crede fortemente nella dimensione umana dello sport, nel valore delle relazioni, nel ruolo educativo del rugby. Dedica particolare attenzione ai più giovani, offrendo supporto emotivo, ascolto, presenza. Perché per lui il successo non è solo vincere una partita, ma vedere un ragazzo crescere come atleta e come persona.

Una storia che continua

Trent’anni dopo quel primo pallone ovale, la storia di Gabriele Ambus con il Rugby Capoterra non è finita. Ha solo cambiato forma. Dalle mischie al fischietto, dalle corse in campo alle parole nello spogliatoio, l’obiettivo resta lo stesso: costruire, accompagnare, lasciare un segno. Con umiltà, come dice lui stesso. Ma anche con quella forza silenziosa che appartiene solo a chi ha dato tutto per una maglia e continua a farlo, ogni giorno.

© Riproduzione riservata