«Da Cuba per amore, e la Sardegna mi ha regalato una vita»
Daniel Scull Estopinan, attaccante cubano classe 1986, racconta il suo viaggio da Matanzas ai campi di calcio in SardegnaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Non sono venuto in Sardegna per il calcio. Sono venuto per lei, per Giorgia. Il calcio è arrivato dopo, come sempre nella mia vita: quando hai il calcio nel sangue, non esiste posto al mondo dove riesci a smettere».
Daniel Scull Estopinan sorride mentre lo dice, con quella calma di chi ha attraversato oceani e sa bene cosa conta davvero. Nato il 4 novembre 1986 a Matanzas — città portuale a est dell'Avana, culla di musica e cultura afrocubana — Scull è arrivato in Sardegna il 21 gennaio 2014. Con una valigia, poca lingua e tanta voglia di costruire qualcosa di nuovo accanto alla donna che aveva scelto di amare. «Ho conosciuto Giorgia nel 2013, ancora a Cuba – spiega – . Lei era lì, io ero lì. Ci siamo innamorati e l'anno dopo mi sono trasferito qui. Poi ci siamo sposati e nel 2015 è nata nostra figlia Mia. Oggi viviamo a Dolianova. È casa nostra».
Il calcio, però, non aspetta. Pochi mesi dopo l'arrivo, Scull inizia ad allenarsi a Monserrato. Il mister Riccardo Farci se ne accorge quasi subito: fisico possente, piedi educati, scatto fulmineo. Non è il classico straniero che arriva a riempire un posto in rosa. È uno che può fare la differenza. «Mister Farci mi ha mandato subito in Promozione, dal patron Luca Meloni al Sant'Elena. È stata la mia prima esperienza qui. Un campionato vero, una squadra vera».
La sua carriera in Sardegna è un album di storie e di maglie. Dopo il Sant'Elena arrivano il Soleminis in Seconda, poi il Frassinetti Elmas in Prima, quindi il Decimoputzu in Seconda. Ogni squadra una storia, ogni allenatore un'occasione per crescere.
Arriva anche l'opportunità dell'Eccellenza con l'Arbus, la categoria più alta sfiorata in Sardegna. Ma la vita di un uomo non è solo il campo. «Ad Arbus avevo fatto la preparazione, ma per questioni di lavoro e di famiglia non sono rimasto. Queste cose capitano. Ho una figlia, ho una moglie, ho una vita fuori dal campo. Non potevo permettermi di scegliere solo il calcio».
Seguono il Donori in Seconda, poi a dicembre il Villasor in Promozione, poi l'Ussana. E poi il Covid — due anni di silenzio, di campi vuoti, di un calcio che sembrava sospeso nel vuoto come il mondo intero. Due anni fermi. Non è stato facile. Ma quando ho ricominciato con la Jupiter in categoria amatoriale, ho capito che avevo ancora fame. La voglia non era andata da nessuna parte».
Il ritorno al calcio vero arriva con la Dolianova. Poi, a dicembre, la scelta di ripartire ancora: va all'Ussana e chiude l'anno con 15 reti. Numeri che parlano da soli, per un attaccante che ha passato i trentasette anni ma non ha perso nulla della sua pericolosità sotto porta.
Nell'ultima stagione con l'Havana San Basilio in Seconda Categoria, Daniel Scull Estopinan realizza ventuno reti, trascinando la squadra a una salvezza strappata con i denti. Un traguardo che vale quanto una promozione, in certi spogliatoi. «Quando segni e aiuti la squadra a salvarsi, è una soddisfazione enorme. Non importa la categoria. Importa che i compagni ti guardino e ti ringrazino. Quello non ha prezzo».
Il nome della squadra, l'Havana San Basilio, sembra quasi un segno del destino per un cubano che ha fatto della Sardegna la sua terra. Due mondi, un'unica casa.
Le parole del club descrivono Scull meglio di qualsiasi statistica. Dalla società dell'Havana San Basilio arriva un ritratto preciso, quasi affettuoso, di chi è davvero questo attaccante cubano: «Una stagione fatta di lavoro, presenza e gol pesanti. Sempre lì quando conta davvero, sempre pronto a dare una mano alla squadra. Un percorso costruito passo dopo passo, con impegno, continuità e mentalità».
Ma c'è di più. Il club sottolinea come i ventuno gol di Daniel rappresentino un traguardo storico per la maglia biancorossa: l'ultimo giocatore ad aver superato quota venti reti con questa casacca era stato Cristian Schirru, nella stagione 2015/2016. Quasi dieci anni dopo, è un cubano arrivato per amore a rinnovare quel primato.
Chiedendogli se mai abbia rimpianto la scelta di lasciare Cuba, Scull si ferma un secondo. Poi risponde con la stessa semplicità con cui, probabilmente, calcia in porta. «Mai. Ho mia moglie, ho mia figlia Mia, ho la mia vita qui a Dolianova. Ho i campi da calcio sardi che mi hanno accettato come uno di loro. Cosa potrei rimpiangere?».
Da Matanzas a Dolianova, passando per decine di campi, mille trasferte e ventuno gol. La storia di Daniel Scull Estopinan è quella di un uomo che ha scelto l'amore — e ha trovato, per giunta, anche il campo giusto.
