Una predominanza incontrastata di ballad cantautorali, intime e romantiche, ma quest’anno si fa strada anche il rap, con una spolverata di immancabili aspiranti tormentoni estivi, pezzi dance e un tocco di (poco aggressivo) rock.

Anche quest’anno abbiamo ascoltato in anteprima le trenta canzoni dei Big in gara a Sanremo 2026. Ecco le nostre pagelle, nel rigoroso ordine proposto dal direttore artistico Carlo Conti. 

Tommaso Paradiso – I ROMANTICI

La prima di una lunga serie di ballad con (citofonata) dedica ad Anna, la sua prima figlia, nata appena nove mesi fa, in pieno stile Paradiso. Per la bimba una promessa: «Io non farò come ha fatto mio padre, gelido, ti darò sempre un bacio prima di partire».

VOTO 7,5

Malika Ayane – ANIMALI NOTTURNI

Lo aveva detto: questa è una canzone che poteva essere scritta in qualsiasi epoca. E in effetti è una samba che sa già di evergreen, una scarica di adrenalina che «ignora la parola fine». Il ritmo è travolgente, un upbeat internazionale che porta la firma del chitarrista di Assemini Luca Faraone.

VOTO 8

Sayf – TU MI PIACI TANTO

L’ambizione è alta: farsi portavoce di un disagio generazionale tra riferimenti all’attualità - il cambiamento climatico, «le botte delle piazze» – alla storia della musica italiana - la morte di Luigi Tenco a Sanremo - e ai grandi cantautori come Rino Gaetano. Peccato che sia un gran minestrone e tutto resti sopra la superficie.  

VOTO 5

Patty Pravo – OPERA

«Nella vanità io sono Musa», canta la Divina in questa ballad che, precisiamolo, non vuole celebrare se stessa, ma l’unicità di ognuno di noi. Un po’ superata e rigida nello stile ma la ragazza del Piper non perde mai il suo tocco.

VOTO 6,5

Luchè – LABIRINTO

Napoli chiama, Luchè risponde. Da un pioniere della scuola rap partenopea ci si aspettava qualcosa di più, e invece il pezzo – che parla di amori tossici e loop mentali – è del tutto innocuo. La strofa più originale: «Sei bella come una bugia/detta per non piangere». Elettrocardiogramma piatto.

VOTO 4,5

Mara Sattei – LE COSE CHE NON SAI DI ME

E lo zucchero filato e i sogni giganti e la pioggia d’estate e le stelle nel cielo. Una canzone d’amore autobiografica interamente scritta da lei e apprezziamo lo sforzo. Però che noia.

VOTO 5

Francesco Renga – IL MEGLIO DI ME

Dopo due Festival dimenticabili un bel rilancio: il genere è (ovviamente) la classica ballad ma potenziata da voce, orchestra e un testo intenso. Diciamo che si vede che sta vivendo una nuova fase artistica.

VOTO 7

Ditonellapiaga – CHE FASTIDIO!

La moda di Milano, il pranzo salutare, l’amico dell’amico senza invito, la vicina molesta che chiede di abbassare la musica: un lungo elenco di seccature ma sciorinato con un’ironia sfacciata. Il riff aggancia con un bel ritmo dance. 

VOTO 7

Leo Gassmann – NATURALE

Pienamente inquadrata nella struttura sanremese: le strofe, il ritornello, il cambio di tonalità. Nessun guizzo, inoffensiva. Per non dire vecchia da far paura.

VOTO 4,5

Sal Da Vinci – PER SEMPRE Sì

Preparate i fazzoletti bianchi da sventolare per una sicura new entry nella playlist di una cena-spettacolo. Perché di questa promessa d’amore eterno in salsa synth pop, non ci libereremo mai più. E per non venire tacciati di snobismo il voto è una bella sufficienza. 

VOTO 6

Levante – SEI TU

Il processo dell’innamoramento nel consueto stile “lunare” e in bilico di Levante, unica autrice di questo pezzo. Uno dei versi più belli: «Se potessi vederti coi miei occhi lacrimeresti tutto il mio stupore». In un mondo ideale, da podio.

VOTO 8

Tredici Pietro – UOMO CHE CADE

Un pezzo rap con tutti i crismi, come a Sanremo (in questo genere) non se ne vedevano da un po’. Il bambino che andava con papà Gianni Morandi sul set dell’Isola di Pietro è cresciuto, oggi quella di Pietro Morandi è una delle voci più promettenti della scena.

VOTO 8

Enrico Nigiotti – OGNI VOLTA CHE NON SO VOLARE

Per portare il pubblico nel mondo di un’artista servono profondità, una scrittura efficace ma incisiva e luminosa. Qui manca tutto questo, è un pezzo che mette addosso un pesante senso di frustrazione che fa desiderare una sola cosa: che arrivi presto l’ultima nota.

VOTO 4,5

Samurai Jay – OSSESSIONE

Tormentone estivo latineggiante, con tanto di “andale andale” e “bailando con tigo asì”. Sfiorando la world music, punta alla prima posizione delle classifiche estive. E potrebbe anche arrivarci, ma fino a quando?

VOTO 4

Serena Brancale – QUI CON ME 

Potente, intensa, con un crescendo vocale e acuto finale alla Giorgia. Se proprio va trovato un difetto è questo: da una voce jazz come la sua andava bene anche qualcosa di meno vigoroso e più sofisticato.

VOTO 7,5

Arisa – MAGICA FAVOLA

Se c’è una cosa che a Sanremo non funziona è questa: i bilanci. «A trent’anni tutti mi dicevano che bella la tua voce, a quaranta voglio solamente trovare un po’ di pace», canta Arisa. Che è sempre stata una garanzia, ma a questo giro la canzone è drammaticamente inconsistente.

VOTO 5,5

Nayt – PRIMA CHE

Dentro c’è di tutto: il primo amore, la prima droga, la schiavitù dei like. Ma non arriva da nessuna parte, è solo l’ennesimo pezzo rap orecchiabile sì, ma senza la minima cattiveria.

VOTO 5

Dargen – AI AI

Torna a smuovere la situazione con il suo “funk cantautorap” impegnato, questa volta con una forte critica al mondo dell’intelligenza artificiale. Un po’ meno incisivo e graffiante del solito, ma di nuovo con un ritornello che resta in testa: «Ai ai cosa mi fai? Mi dici vieni qui e poi te ne vai».

VOTO 6,5

Raf – ORA E PER SEMPRE

Un ritorno dai leggendari anni Ottanta che non lascia alcun segno: niente da dire sulle ballad, ma quando si confondono persino con quella dell’ultimo arrivato c’è seriamente da preoccuparsi. Operazione nostalgia: fallita.

VOTO 5,5

Lda e Aka7even – POESIE CLANDESTINE

Ex Amici, sebbene in edizioni diverse, oggi addirittura coinquilini. Si vede perché si intendono bene. Peccato che portino un pezzo folk, un po’ latino un po’ neomelodico, che sembra solo ambire alla viralità sui social. 

VOTO 5,5

Bambole di pezza – RESTA CON ME

Tante donne che sullo stesso palco fanno rock, e già questo è rivoluzionario. Il messaggio è un accorato appello: restare unite, restare uniti, in tempi di odio e di conflitto. Il sound purtroppo, nonostante le chitarre accese e la batteria dritta, un po’ smorzato.

VOTO 6,5

Fulminacci – STUPIDA SFORTUNA

Ballad indie un po’ da crooner, costruita con immagini semplici: i cantieri, i semafori, il cinema all’aperto, il vento della metro. È onesta e senza pretese perché tanto «passeranno classifiche e Sanremi». Quindi, funziona.

VOTO 7

Ermal Meta – STELLA STELLINA

Una ninnananna damascata che dà voce ai bambini di Gaza. Narra «di muri e mare», di «una terra che non ci vuole ma non so dove andare», di «notti nere nere», dove «la rabbia e la preghiera non bastano più». Ma anche di una «primavera» che verrà dalla «collina». Grande impatto.

VOTO 8

Elettra Lamborghini – VOILÀ

Lamborghini in purezza con la sua leggerezza dance: anche se lei gioca a fare la diva, ha una sua dignità perché sa prendersi poco sul serio. Il testo è una celebrazione della vita, della libertà e, con il ritornello «Viva viva viva la Carrà», è perfetta per un carro del pride. 

VOTO 6,5

Chiello – TI PENSO SEMPRE

Questo sì che è un bell’esordio. Non lasciatevi ingannare dal titolo apparentemente banale, lo sviluppo è interessante e fa venir voglia di arrivare fino alla fine. Il genere? “Emo rap”, un rap bisbigliato, storto, frammentato. Soprattutto: originale.

VOTO 8

Eddie Brock – AVVOLTOI

Narra di un amore struggente un po’ rock, dove il rock tra un pianoforte e una cascata di violini sta semplicemente in un grande assolo finale di chitarra elettrica. Non colpisce.

VOTO 6

Maria Antonietta e Colombre – LA FELICITÀ E BASTA

Si parte con dei magnifici tastieroni anni Ottanta, si finisce rinfrancati da un messaggio forte: la felicità non è una ricompensa, ma un diritto di tutti. Cercheremo di non pensare troppo ai Coma_Cose, però sembra di non poter più fare a meno di questo indie pop di coppia.

VOTO 8

Fedez e Marco Masini – MALE NECESSARIO

La citazione è altissima e scomoda addirittura Nietzsche: il male necessario come parte dell’esistenza umana perché solo dalle tempeste si esce migliori. Filosofia a parte, la strana coppia si divide equamente il pezzo: Fedez la strofa con rigorosa autocitazione, Masini il ritornello, e insieme sul finale. Le voci matchano, ognuno fa il suo, che altro c’è da dire? Ah già, sono i favoriti: questo è un gran mistero. 

VOTO 6

Michele Bravi – PRIMA O POI

Un monologo sul senso di inadeguatezza, un flusso di coscienza con una melodia particolare e diversa da tutte le altre. Bella.

VOTO 6,5

J-AX – ITALIA STARTER PACK

Torna al Festival, da solo, con un “Italiano medio” ma in versione country. I suoi protagonisti: «Il vecchio del quartiere con molti più anni che denti» e «l’uomo che fa la benza». Ma il senso è sempre quello: «Qui non si protesta per lo stipendio, solo per la pizza con l’ananas...». 

VOTO 7

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