La ricerca radicale di Clavius, dall'Isola all'Europa
Dal 23 al 28 maggio il progetto di Daniele Ledda in tour tra Varsavia, Cracovia e CopenaghenPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un talento isolano dal respiro internazionale e contemporaneo, la cui ricerca radicale vola ora verso nord: dal 23 al 28 maggio andrà in scena il nuovo tour europeo del musicista e docente del Conservatorio cagliaritano Daniele Ledda, con il progetto Clavius. Nell'attraversare il Vecchio Continente con esperimenti sonori tra materia, gesto e tecnologie, l'artista toccherà le città di Varsavia, Cracovia e Copenaghen.
Tre date rese possibili dalla collaborazione di Ticonzero con l'Associazione Shardana della capitale polacca, e dall'impegno di lungo corso di Alberto Defraia nel diffondere artisti e repertori sardi all'estero. La proposta di Ledda ha da subito convinto gli Istituti Italiani di Cultura del paese, coinvolgendo poi anche la comunità isolana in Danimarca tramite la squadra di InCantos: oltre che dagli Istituti stessi, il progetto è stato sostenuto da Regione e Fondazione Sardegna.
Si partirà così alle 18 di sabato 23 a Varsavia, nella sede di Shardana, in un'occasione che non sarà solo d'ascolto ma pure di scambio e incontro, vedendo al termine del concerto un rinfresco dedicato ai prodotti nostrani, a rafforzare il legame tra arte e identità culturale. Seguirà l'indomani l'appuntamento di Cracovia, per le 19 al club Strefa Nowa, e mercoledì la chiusura di Copenaghen, proprio nella sala dell'Istituto Italiano della "Venezia del nord".
Nelle vesti di Clavius, Ledda ha da sempre mirato a una vera e propria ridefinizione del rapporto tra corpo, strumento e tecnologia: intervenendo sugli strumenti a tastiera tradizionali per smontarli, alterarne la funzione e ibridarli con sistemi digitali e dispositivi elettronici, il musicista va a creare una costellazione di oggetti sonori, con la meccanica come materia viva e il gesto performativo che si espande.
Primo nucleo della ricerca è "Clavius_8", nato proprio dalla scomposizione di un pianoforte trasformato in una macchina percussiva e imprevedibile, a cui seguono "Clavius_3", in un clavicordo ibrido dalle corde attivate tramite campi elettromagnetici e arco, e "Clavius_7", che svuota completamente il pianoforte per immergerlo in un trattamento elettronico complesso fra sensori, pedali e mille possibilità timbriche.
Con la strumentazione digitale che va oggi a smaterializzare l'esperienza sonora, Ledda compie così un opposto movimento, in un recupero della fisicità del gesto senza nostalgie e dentro una dimensione aumentata. Non è un ritorno all'analogico, ma una riscrittura che restituisce centralità a contatto, attrito e vibrazione in un costante dialogo con software ed elaborazioni tecnologiche. Clavius è quindi radicale distruzione e reinvenzione della formazione pianistica di Ledda, che per il progetto sceglie un nome intrinsecamente evocativo della tastiera e dei suoi suoni.
