Carloforte, Rocco Hunt protagonista del Girotonno: «Un onore, io “pisciaiuolo” per tradizione»
Il cantante salernitano, 3 milioni di dischi venduti e 30 certificazioni di platino, in concertoRocco Hunt (Ansa)
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L’amore per la Sardegna, per la nobile arte della pesca che lo ha sempre affascinato, e poi la curiosità per Carloforte e le sue tonnare. Rocco Hunt, tra i nomi più forti della scena urban italiana, torna nell’Isola ospite d’onore di un concerto gratuito stasera al “Girotonno” in cui proporrà i suoi grandi successi, da “Nu juorno buono” a “A un passo dalla luna”. Un assaggio di estate che sa di leggerezza ma anche di profondità, perché il rapper salernitano, al secolo Rocco Pagliarulo, 31 anni, 3 milioni di dischi venduti e 30 dischi di platino, di strada ne ha fatta.
Rocco, tra jam e gare di freestyle ha iniziato a scrivere musica ad appena undici anni. Com’è cambiato il suo modo di esprimersi dai primi mixtape a oggi?
«Approccio sempre la musica come divertimento. Chiaro che col tempo è diventato un lavoro, però cerco sempre di restare fedele a quella passione che mi ha fatto avvicinare all’hip-hop».
Quanto conta ancora il rap “di strada”?
«Conta fin quando comunica la voglia di emergere dalle periferie e farsi ascoltare. Quando ho iniziato io si faceva musica per esprimere un disagio e poi scappare fuori per strada per crescere. Spero che oggi i ragazzi non vogliano fare il contrario, cioè immergersi in contesti di strada appositamente per risultare credibili».
“Ragazzo di giù” è il suo ultimo album, qual è il pregiudizio sul Sud che più le dà fastidio?
«I pregiudizi sono sempre meno grazie all’evoluzione della nostra cultura. Adesso la Campania è cool ed è diventata un fenomeno culturale».
Cosa le ha insegnato il successo molto giovane? Ha mai avuto paura di perdere autenticità?
«Mi ha insegnato, purtroppo, a non fidarmi di nessuno. Per fortuna la mia famiglia fin da ragazzino mi ha sostenuto, poi sono diventato papà molto giovane e questa cosa mi ha responsabilizzato. Ho sempre paura di perdere autenticità e per far sì che questo non avvenga mi immergo nella cultura del mio popolo, perché un albero senza le radici cade».
Cosa consiglia ai giovani che vogliono vivere di musica?
«Credere in se stessi».
Ha l’ansia della "viralità"? Quanto sono importanti TikTok e i social nella musica?
«Purtroppo o per fortuna TikTok è diventato un veicolo molto importante, in 30 secondi si diventa virali. Ma diciamolo, la musica che dura è altra».
Più volte è stato in Sardegna, per turismo o per concerti. Che rapporto ha con l’Isola? E con Carloforte?
«Negli ultimi tempi sono rimasto affascinato dal sud dell’Isola. Carloforte è meravigliosa, una terra che non conoscevo, con i suoi legami con la Liguria. Noi di Salerno veniamo chiamati “pisciaiuoli”, pescivendoli, e ne vado fiero: ho un legame da sempre con il mondo ittico e venire qui nella capitale del tonno è incredibile. Vorrei visitare una tonnara il prima possibile».
L'esperienza da giudice di “The Voice”: artisti sardi che porta nel cuore?
«Matteo Trullu, il ragazzino di Decimomannu che ha vinto “The Voice Kids”, un prodigio alla sua età. Spero mi venga a trovare al concerto e che tutta la gente di Carloforte stasera si diverta».
