Imperdibile per chi ha amato la saga fin dal primo film, l’appuntamento con “28 anni dopo: il Tempio delle Ossa” si è dimostrato all’altezza degli standard qualitativi che hanno reso il franchise unico nel suo genere, consolidando negli anni un seguito di fedelissimi e collezionando, anche questa volta, l’accorato plauso della critica. Approdata in sala all’inizio di quest’anno, la pellicola post-apocalittica porta avanti il nuovo ciclo narrativo iniziato con il precedente “28 anni dopo”, uscito nelle sale a metà dello scorso anno.

Dietro la sceneggiatura de “Il tempio delle Ossa” figura ancora una volta Alex Garland, cineasta di grande esperienza cui dobbiamo anche la scrittura di “28 giorni dopo” e “28 anni dopo”. Alla regia, dopo aver assistito al ritorno in pompa magna di Danny Boyle, troviamo invece Nia Da Costa, giovane promessa dell’horror, come dimostrato anche dal reboot di “Candyman” da lei diretto nel 2021. Realizzato in parallelo con “28 anni dopo”, “Il Tempio delle Ossa” si inserisce in diretta continuità con il predecessore, includendo inoltre collegamenti diretti con il primo capitolo, come dimostrato dal clamoroso ritorno di Cillian Murphy, protagonista di “28 giorni dopo”.

Ambientata ancora una volta in Gran Bretagna, la pellicola prende il via da una situazione di apparente equilibrio, in cui il virus della Rabbia sembra ormai essersi stabilizzato. A trarne vantaggio sono soprattutto le bande più spietate, determinate a imporre alla popolazione i propri meccanismi di potere. Tra queste, il gruppo comandato da Sir Jimmy Crystal - un potente nucleo composto da soldati d’élite - accoglierà il sopravvissuto Spike, che tenterà astutamente di scalarne le gerarchie per ottenerne un vantaggio personale. Nel frattempo, il Dr. Ian Kelson sembra aver scoperto la verità dietro la natura del virus. Entrambi, seguendo percorsi differenti, finiranno per incrociarsi al Tempio delle Ossa, luogo simbolo della deriva autoritaria della società, nella speranza di impedire all’umanità di sprofondare nuovamente nel caos.

Come accennato in apertura, “Il Tempio delle Ossa” non ha deluso le aspettative, conquistando soprattutto i pareri della stampa specializzata. Già dalle impressioni emerse a ridosso dell’uscita, il film è stato descritto come “brutalmente audace”, con una trama profonda e capace di distinguersi perfino dai capitoli precedenti. A confermarlo, ad esempio, è il critico Dimitri Klaus, che ha scritto: «Un sequel che opera su una lunghezza d'onda molto più strana del suo predecessore, affrontando l'idea di un falso dio in un modo sorprendentemente spinoso. Sebbene non sia formalmente altrettanto inventivo, ho trovato la sua narrazione focalizzata, più forte ed emotivamente più intensa».

Interessante anche il commento dello youtuber Ryan Hollinger, che ha dichiarato: «Mette da parte gli infetti, in buona misura, per esplorare settarismo, traumi, psicosi e compassione. Mi piace molto la sua ambizione intransigente e idiosincratica. Prevedo che sarà più polarizzante di 28 anni dopo».

A colpire negativamente, purtroppo, sono stati i risultati al botteghino: con un incasso globale di appena 151,3 milioni di dollari, a fronte di un budget complessivo di circa 60 milioni, il titolo non è riuscito a soddisfare le aspettative della produzione e potrebbe addirittura aver già segnato la fine della nuova trilogia. Uno scenario allarmante, considerati gli sviluppi narrativi ancora da approfondire, tra cui spicca il rapporto inedito tra Jim e Spike. Anche i dati di visualizzazione su Netflix hanno lasciato alquanto a desiderare, raggiungendo negli Stati Uniti, nei primi sei giorni di pubblicazione, la cifra di 2,7 milioni di accessi. Numeri tutt’altro che incoraggianti, soprattutto se confrontati con quelli ben più positivi ottenuti dal precedente capitolo.

Inevitabilmente delusa da un’accoglienza così fredda, Nia Da Costa ha affermato in un’intervista a Empire: «È davvero strano, perché tutti i parametri che usiamo nel settore per stabilire se un film è valido, se piace al pubblico e se ha voglia di vederlo, erano alle stelle, eppure gli incassi sono stati deludenti. Ho realizzato un ottimo film, ne sono davvero orgogliosa e al pubblico è piaciuto». Ad aver influenzato l’esito, molto probabilmente, è stata la scelta inusuale di far uscire i due film di “28 anni dopo” a distanza ravvicinata: «Forse era troppo presto, perché la gente diceva: oh sì, l'ho visto la scorsa estate! E io pensavo: no, questo è il sequel!».

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