Roberto Maroni torna al Viminale: è stato chiamato da Luciana Lamorgese a presiedere la Consulta contro il caporalato.

Una mossa a sorpresa, quella del ministro dell’Interno, che nelle ultime settimane è stata aspramente criticata dal successore di Maroni alla guida della Lega, Matteo Salvini, che anche ieri ne ha invocato le dimissioni ("in un Paese normale avrebbe già dovuto lasciare") per le violenze alla manifestazione del 9 ottobre a Roma.

Da tempo Maroni - che a giugno aveva ritirato la sua candidatura a sindaco di Varese - sembra aver infatti preso le distanze dall'attuale segretario leghista e dalla sua linea guardando con favore alle posizioni del più moderato Giancarlo Giorgetti.

Di sicuro c’è un rapporto di stima tra il ministro e il nuovo-vecchio inquilino del ministero dell'Interno, maturato negli anni da ministro di Maroni, quando l'allora prefetto Lamorgese era il suo vicecapo di gabinetto vicario (2008-2011) e anche più tardi, nel 2018, quando - da presidente della Regione Lombardia - il leghista ha mantenuto i buoni rapporti con lei, diventata nel frattempo prefetto di Milano.

Oggi, così, all'insediamento della Consulta contro il caporalato, il ministro ha ringraziato "di cuore" il nuovo presidente, "che ci ha dato il grande onore di accogliere la nostra richiesta", fatta "convintamente con i ministri Andrea Orlando e Stefano Patuanelli e con Enzo Bianco dell'Anci, in virtù della sua grande esperienza come ministro dell'Interno e del Lavoro: ci potrà certamente aiutare".

Da parte sua Maroni ha definito "un grande onore assumere la presidenza della Consulta. Un onore e un impegno che voglio portare avanti con tutta l'energia necessaria per dare vigore alla Costituzione che all'articolo 1 riconosce il diritto al lavoro come principio fondamentale di ogni essere umano".

(Unioneonline/F)

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