La decisione del governo di negare l'atterraggio a Sigonella di un bombardiere Usa poi diretto in Medio Oriente per le operazioni militari contro l'Iran, riporta alla memoria quanto avvenuto nella base militare 41 anni fa. Una “crisi” che nel 1985 provocò un duro scontro diplomatico tra l'amministrazione di Washington, guidata all'epoca da Ronald Reagan e l'Italia con il presidente del Consiglio, Bettino Craxi.

Era il 10 ottobre 1985 quando alcuni caccia statunitensi costrinsero ad atterrare nella base militare siciliana, vicina a Catania, l'aereo egiziano che trasportava i quattro palestinesi che avevano sequestrato la nave da crociera italiana Achille Lauro, il dirigente dell'Olp Mohammed Abu Abbas e un suo aiutante.

Sulla pista della base si schierò un commando di marines, che con le armi spianate circondò l'aereo. A comandarli il tenente colonnello Oliver North, un uomo a cui la Casa Bianca affidava le missioni più rischiose, e che successivamente acquisterà notorietà mondiale con lo scandalo "Iran-contras" che gli costò la carriera.

Craxi venne informato di quanto stava accadendo e diede ordine alle forze di polizia di impedire la cattura dei terroristi. I carabinieri si schierano così intorno al velivolo fronteggiando, di fatto, i marines. I soldati statunitensi, dopo istanti di altissima tensione, ebbero l'ordine di non proseguire nell'azione.

Il 12 ottobre, Abu Abbas e il suo aiutante partirono, liberi, per Belgrado, mentre gli Usa inviarono una vibrante protesta al governo italiano. Non senza conseguenze per gli equilibri politici nazionali: il Pri usci' dalla maggioranza e i suoi ministri (Giovanni Spadolini, Oscar Mammì e Bruno Visentini) si dimisero dal governo.

Le cose si aggiustarono dodici giorni dopo, a New York, con un incontro tra il presidente americano Ronald Reagan e Bettino Craxi.

(Unioneonline)

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