Forse erano diretti in Sardegna. E sono morti. La certezza ancora non c'è e forse non ci sarà mai. Ma il quadro che si sta delineando dopo il ritrovamento in dieci giorni di quattro cadaveri sulle costa tirrenica calabrese è che si sia di fronte ad un altro, l'ennesimo, naufragio "fantasma" di un'imbarcazione carica di migranti. Una tragedia che potrebbe essere avvenuta sulla rotta che porta i trafficanti di uomini a partire dall'Algeria per dirigersi verso la Sardegna. L'unica rotta che spiegherebbe la presenza dei cadaveri nel Tirreno, visto che le altre tratte sono tutte nel mare Ionio.

Al momento è dunque questa l'ipotesi prevalente che circola tra gli investigatori che si ritrovano a dover dare anche un'identità a quattro corpi in avanzato stato di decomposizione riportati a terra dalle mareggiate che in questi giorni hanno colpito il litorale calabrese. Un'ipotesi che prende le mosse dal fatto che se si trattasse di persone cadute in acqua accidentalmente da una o più barche, la loro scomparsa sarebbe stata segnalata.

Nel Tirreno ci sono due dispersi. Si tratta di Antonio Morlè, di 53 anni, ed Enrico Piras, di 63, morti l'11 febbraio scorso nell'affondamento del peschereccio "Luigino", andato a picco nel tratto di mare davanti alle coste sarde di Santa Maria Navarrese, in Ogliastra.

Lo stato dei corpi restituiti dal mare in Calabria, tuttavia - di alcuni, ad un esame esterno, non è stato possibile neanche stabilire il sesso - non è compatibile con la breve permanenza in acqua dei due pescatori.

Il primo ritrovamento, tra l'altro, è antecedente al naufragio del peschereccio, essendo avvenuto l'8 febbraio a Scalea.

Sempre sul Tirreno Cosentino sono avvenuti altri due ritrovamenti, il 12 ad Amantea e l'ultimo stamani a Paola. E sempre ieri è stato recuperato, non senza difficoltà, un quarto cadavere, apparentemente di una donna, individuato in mattinata nelle acque antistanti la spiaggia "Le Roccette" a Tropea, nel vibonese. Il corpo è stato visto galleggiare da alcuni studenti, ma il mare mosso ha impedito per alcune ore il suo recupero. Solo quando la corrente l'ha avvicinato a riva, militari della Guardia costiera, sfidando le onde, sono riusciti a portarlo a terra. Sui ritrovamenti sta indagando la Procura di Paola e, da oggi, anche quella di Vibo.

«Al momento»,  ha detto il procuratore di Paola Domenico Fiordalisi riferendosi ai suoi casi, «non abbiamo elementi per collegare i ritrovamenti dei tre cadaveri a un naufragio in particolare e nel caso, non potrei diffondere dettagli in merito». 

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