Il cibo può essere uno psicofarmaco naturale?
I consigli del nutrizionista e ricercatore Pietro SenettePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il nutrizionista Pietro Senette spiega come ciò che mangiamo influenzi il nostro benessere mentale.
«Per secoli abbiamo cercato la serenità fuori da noi, dimenticando che il primo “psicofarmaco” entra ogni giorno dalla bocca. Non è una metafora romantica, ma un dato fisiologico; l’intestino non è solo un organo digestivo: è una centrale biochimica che dialoga costantemente con il cervello. Qui si produce gran parte della serotonina e sempre qui il microbiota modula infiammazione, ansia, tono dell’umore. Il punto nodale della questione è togliere ciò che disturba: eccessi, cibi ultra-processati, zuccheri raffinati e pasti continui affaticano l’organismo ed incrinano l’armonia dei pensieri. Un’alimentazione semplice, naturale, prevalentemente vegetale, ricca di fibre vitali, acqua biologica, grassi buoni e ritmi regolari permette al corpo di autoregolarsi. Quando l’intestino si disinfiamma e il carico tossinico si riduce, migliora anche la chiarezza mentale. Non è magia, è fisiologia: meno picchi glicemici, meno cortisolo, più stabilità neurochimica. Il cibo non sostituisce una terapia quando necessaria, ma può diventare il terreno su cui far rifiorire equilibrio, energia e lucidità. La vera rivoluzione? Curare l’ambiente interno prima ancora dei sintomi».
