«Quel che resta dello «storico accordo» a firma di Pigliaru e Pinotti: macerie». 

Sono immagini che parlano da sole quelle pubblicate dal teuladino Giacomo Manai, attivista antimilitarista, che ha immortalato lo stato di abbandono del villaggio ( o quello che ne resta) che sorge alle spalle del (demolito) stabilimento balneare dell’Esercito a Porto Tramatzu. 

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Un pezzo di arenile che era stato oggetto di un trattativa tra Stato e Regione quando in viale Trento c’era Francesco Pigliaru e alla Difesa prendeva le decisioni Roberta Pinotti. Era stato deciso il rilascio della porzione di spiaggia che per decenni era stata destinata all’uso esclusivo dei militari in vacanza. 

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Poco tempo dopo erano state abbattute le strutture – abusive – che sorgevano sull’arenile. Ma sono rimasti in piedi i bungalow e strutture varie del villaggio sul versante  a mare del promontorio. Costruzioni che potrebbero essere essere sfruttate per dare una spinta all’offerta turistica della zona. Invece stanno cadendo a pezzi: non le usano più i militari, non vengono utilizzate per fini civili. Come spesso accade per i beni della Difesa dismessi.  

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«Dal 2018 ad oggi nulla è cambiato», considera sconsolato Manai, «in un territorio che necessita di strutture ricettive e turistiche come un terreno arido necessità di acqua, qua ci permettiamo il "lusso" di lasciare quel promontorio abbandonato a se stesso, in una triste distesa di macerie. E tutto questo perché? Per non "disturbare"?», si chiede. 

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