Omicidio Musu a Carbonia, l’arrestato confessa e chiede scusa alla famiglia: mistero sul movente
William Serra ammette di essere il responsabile del delitto del parco di Rosmarino ma non rivela dettagli sulle motivazioniPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
William Serra ha confessato: davanti al Gip Enrico Altieri il trentottenne di Carbonia ha ammesso di aver ucciso Giovanni Musu, colpito con tredici coltellate – una alla gola – e trovato senza vita, con le gambe avvolte dalle fiamme, nella notte tra venerdì 16 e sabato 17 gennaio all’interno del parco di Rosmarino.
Serra, assistito dall’avvocato Fabio Basile, durante l’udienza di convalida si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee: ha chiesto scusa alla famiglia della vittima ma, stando a quanto trapela, non avrebbe fornito elemento utili per dare un movente al delitto. E su questo dovranno ancora lavorare gli inquirenti, coordinati dal pm Danilo Tronci della Procura di Cagliari.
Serra è stato incastrato anche grazie a dei messaggi inviati all’ex compagna dopo il delitto: già con lei ammetteva di essersi macchiato dell’omicidio.
Per arrivare al fermo sono stati necessari dieci giorni di indagini. Un periodo durante il quale i carabinieri della Compagnia di Carbonia, coadiuvati dai colleghi del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Cagliari, hanno raccolto sufficienti elementi perché si arrivasse a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’indagato, con accuse gravissime: omicidio volontario premeditato, rapina aggravata e tentata distruzione di cadavere.
Le indagini non si sono fermate un solo istante ed è stato prezioso poter incrociare i dati dei telefoni di Serra e Musu con le testimonianze di alcune persone che avevano trascorso la serata con la vittima, sino alla telefonata ricevuta da William Serra che chiedeva di incontrarlo.
Preziose sono state anche le immagini ricavate dai sistemi di videosorveglianza privata che si trovano nella zona intorno al luogo del delitto.
In particolare Serra sarebbe stato inquadrato mentre si allontana dalla pineta, incappucciato, correndo verso via Liguria (altra uscita del parco, poco lontana da quella di via Tirso dove sarebbe stato commesso l’omicidio). Poco dopo, non più mascherato, sarebbe stato ripreso con gli stessi abiti da una telecamera in piazza Cagliari e poi, circa un’ora dopo, ma con abiti diversi, in via Lazio. I primi capi, con tracce di sangue, sono stati sequestrati dai carabinieri, così come sono state sequestrate delle calze umide e sporche di terra: un dettaglio importante perché, nelle ore precedenti all’omicidio, si sarebbe presentato dalla sua ex compagna indossando delle calze sulle scarpe, dicendo di essere diretto a compiere una rapina.
Alla stessa donna, attorno alle tre del mattino, avrebbe inviato dei messaggi raccontando le fasi dell’atroce delitto commesso.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la vittima sarebbe stata attirata nel parco con il pretesto di un incontro legato alla cessione di cocaina ma poi, giunto sul posto sarebbe stato aggredito con inaudita violenza: almeno tredici ferite da taglio, così ha rivelato l’autopsia, alcune delle quali in organi vitali, più la profonda lesione alla gola.
Dopo l'omicidio, l'aggressore avrebbe sottratto alla vittima il portafoglio e il telefono cellulare (poi trovati dai carabinieri), configurando così il reato di rapina, per poi tentare di dare fuoco al corpo utilizzando una busta di spazzatura trovata nel parco. Poi la fuga. Sarebbe stato Marco Atzeni, indagato e poi risultato estraneo, a trovare per primo il cadavere in fiamme e a dare l’allarme dopo aver fermato un passante al quale ha chiesto di poter fare una telefonata. Quando è stato sentito dopo l’omicidio, Serra avrebbe cercato di convincere gli investigatori di aver lasciato Musu in pineta in compagnia di Atzeni, ma le successive indagini avrebbero permesso di smentire questa ricostruzione.
