Solo lo 0,4% delle classi in Sardegna supera la soglia del 30% di stranieri, tetto introdotto dal decreto scuola del Governo Meloni. Sono 5.660 gli studenti stranieri con cittadinanza non italiana, pari al 3% del totale degli alunni.

Il decreto, insomma, non toccherà l’Isola, ancor più se si pensa che il tetto riguarda solo coloro che non hanno un sufficiente backgorund scolastico (e dunque nella primaria che non siano nati in Italia o non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia, nella secondaria che non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni di scuola).

Secondo una rielaborazione di Skuola.net sono 4.223 gli istituti (il 7,9%) che in Italia superano il 30% di stranieri, ieri Valditara aveva parlato di circa 34mila classi. Allo stesso tempo, però, quasi due stranieri su tre sono nati in Italia.

Gran parte degli stranieri si trova al Nord. In Lombardia il 16,8% delle aule supera la soglia del 30% di stranieri, in Emilia Romagna il 15,6% (con il primato del 25% nella primaria). Seguono Liguria (13,9% delle classi), Piemonte (11,2%), Veneto (10,5%) e Toscana (10,4%).

Nelle regioni meridionali, al contrario, la presenza di classi oltre il limite del 30% appare del tutto marginale, attestandosi allo 0,4% in Puglia e Sardegna, allo 0,6% in Campania, all'1,1% in Basilicata e all'1,5% in Sicilia.

A livello provinciale, l'incidenza più elevata sul totale degli iscritti appartiene a Prato con il 28% e Piacenza con il 25,2%, mentre in termini di volumi assoluti le presenze maggiori si concentrano nelle grandi aree metropolitane di Milano (oltre 82mila studenti stranieri), Roma (66mila) e Torino (40mila).

Gli studenti stranieri sono complessivamente circa 930mila, un dato che corrisponde a circa l'11,6% della popolazione scolastica totale. Quasi 2 alunni stranieri su 3 (65,2%) sono in realtà nati in Italia (sono le cosiddette seconde generazioni). Si tratta di bambini e ragazzi scolarizzati fin dai primi anni di vita nel nostro paese, che quasi sempre parlano perfettamente l'italiano come lingua madre e non incontrano ostacoli linguistici nell'apprendimento. Di conseguenza, se dal calcolo delle classi sopra la soglia del 30% si escludono le seconde generazioni, conteggiando unicamente gli alunni stranieri nati all'estero, ovvero coloro che potrebbero riscontrare reali barriere linguistiche all'ingresso, la percentuale delle classi critiche crolla drasticamente. 

(Unioneonline)

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