Senza servizi essenziali l’80% dei paesi dell’Isola
Picchedda, sindaco di Turri: «Servono politiche per i micro comuni, sotto i 1.000 abitanti»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«La cosa che ci dispiace di più è non poter comprare il pane fresco tutti i giorni», dice il sindaco di Cheremule Salvatore Masia. «Prima avevamo un forno, ora non più. C’era anche un macellaio, che è andato in pensione. E l’unico negozio di alimentari ha chiuso qualche anno fa. Ora abbiamo fatto una manifestazione di interesse: locale gratuito ed esenzione per un po’ dai tributi comunali a chi apre un punto vendita di beni di prima necessità. Ci sono state cinque proposte, speriamo di farcela per il 2027, sarebbe importante per i nostri anziani fare la spesa vicino a casa, e non doversi far accompagnare ogni volta al market sulla strada statale».
La resistenza
Dove la vita – in un centro di 378 anime – è resistenza quotidiana. Ma non definitelo “paese fantasma”, «abbiamo il medico, la farmacia, un bar-pizzeria», prosegue il primo cittadino. Insomma, si ritengono fortunati anche se il dottore riceve solo una volta alla settimana, la farmacia è un “armadio farmaceutico” – «che però funziona benissimo» – l’ufficio postale lavora «quasi tutte le mattine», e i ragazzini a scuola e a fare sport vanno nel “grande” centro vicino, Thiesi, 3mila abitanti.
È la forte disuguaglianza territoriale tra comuni dell’Isola: otto su dieci faticano a garantire i diritti fondamentali di cittadinanza ai propri residenti perché non hanno uno o più servizi essenziali, quelli sanitari, postali, finanziari, il trasporto pubblico, la scuola, il commercio, il segnale mobile.
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