Uno dei più antichi mausolei del cimitero monumentale di Guspini, costruito nel 1873, non appartiene a un notabile locale, ma a un tecnico tedesco deceduto mentre lavorava nelle miniere di Montevecchio. La scomparsa dell'epigrafe principale – due grandi lastre in marmo o ottone fissate con perni, oggi perdute – non permette di stabilire se la causa del decesso sia stata una malattia o un incidente sul lavoro. Tuttavia, le fattezze del manufatto, realizzato in granito sardo locale, sono chiaramente riconducibili alla simbologia massonica, all'epoca molto diffusa tra i tecnici del settore.

Sulla pietra del basamento, l'unica scritta sopravvissuta perché scolpita direttamente nella roccia, si legge: ING. GHELMO HELLMANN e THERESA A. HELLMANN. Il cognome Hellmann rimanda al periodo compreso tra la fine dell'Ottocento e il primo Novecento, quando ingegneri e dirigenti provenienti da Germania, Belgio e Francia si stabilirono in Sardegna per gestire l'attività estrattiva. Il fatto che un importante ingegnere di Montevecchio abbia scelto di farsi seppellire a Guspini lega indissolubilmente la sua famiglia alla comunità locale: Hellmann non era di passaggio, era un residente a tutti gli effetti.

I resti del mausoleo rivelano un dettaglio fondamentale: il grande rilievo scolpito a rombo indica un professionista di altissimo livello. Il fregio unisce due diverse simbologie. Da un lato ci sono gli strumenti del mestiere: due martelli da minatore incrociati (mazzetta e punteruolo), sormontati da uno strumento topografico. Dall'altro, il compasso e la squadra richiamano esplicitamente la Massoneria. Tra fine ’800 e primo ’900, d'altronde, gran parte della classe dirigente delle società minerarie sarde faceva parte di logge che accoglievano tecnici sia italiani sia stranieri.

Il monumento si presenta come un piedistallo a base quadrata sormontato da una grande semisfera. Sopra, quattro piccole sfere potrebbero indicare i membri del nucleo familiare o i quattro punti cardinali che poggiano sul cosmo ordinato dalla scienza. Per un uomo di miniera, tuttavia, rappresentano anche i noduli di minerale grezzo che, una volta lavorato, raggiungono la perfezione: è il passaggio simbolico dalla materia informe alla "pietra di compimento". Sui lati si notano i perni che reggevano le antiche dediche, mentre accanto al simbolo massonico mancano altre due lastre, integrate in tempi recenti con tasselli e purtroppo andate anch'esse perdute.

L'assenza del cognome Hellmann tra i grandi direttori storici di Montevecchio apre la strada a tre ipotesi: poteva trattarsi di un libero professionista o consulente esterno (geologi e progettisti di laverie e pozzi legati alle ditte d'appalto); di un tecnico impiegato nelle concessioni minori che pullulavano attorno alla società principale; oppure di una scelta dettata da legami familiari, con la moglie o la figlia che seguirono il tecnico in questi villaggi isolati, condividendone le dure condizioni sanitarie. La presenza di queste tombe testimonia, in ogni caso, l'esistenza di una vera e propria comunità mitteleuropea residente a Guspini.

Il bassorilievo racchiude la chiave simbolica dell'opera. La losanga rappresenta la stabilità dello spazio sacro; il compasso simboleggia la sapienza e il disegno tecnico delle gallerie; la squadra richiama la rettitudine morale che squadra la pietra grezza. I martelli incrociati, infine, nella tradizione delle corporazioni minerarie tedesche (Bergbau), rappresentano la volontà guidata dall'intelletto per plasmare la materia. La specifica disposizione, con il compasso sovrapposto alla squadra, potrebbe indicare il grado di Maestro Libero Muratore.

Fondare o frequentare una loggia permetteva a questi professionisti isolati di mantenere legami internazionali, condividere ideali di progresso laico e consolidare alleanze economiche. La tomba monumentale Hellmann unisce così, in un solo blocco, il lavoro materiale della miniera e l'elevazione intellettuale della scienza.

La diffusione della massoneria nella società locale avvenne attraverso le Società di Mutuo Soccorso. Un'attestazione documentaria fondamentale si trova nelle carte relative alle istituzioni assistenziali per i minatori. Tra fine Ottocento e inizio Novecento, i dirigenti di Montevecchio promossero la nascita di casse di mutuo soccorso, ospedali minerari e scuole serali. I verbali di fondazione di queste realtà (spesso firmati dai direttori della miniera) ricalcano fedelmente i principi massonici di "solidarietà universale" e "elevazione morale attraverso l'istruzione". La filantropia laica, promossa dalla direzione per mitigare le durissime tensioni sociali e i primi scioperi, era il riflesso diretto dei dibattiti che avvenivano nelle logge della zona.

Si tratta di un patrimonio che attende di essere riscoperto anche sulla carta: nel 1993 i registri di Montevecchio furono trasferiti a Iglesias presso l'Igea, ma nel 2002 sono rientrati a Guspini. Forse è proprio in quei faldoni che si nasconde, ancora intatta, la storia di Guglielmo Hellmann.

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