I dimenticati dell’università di Sassari. Parliamo dei 486 dipendenti del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, tra poco chiamati alle urne per esprimersi sul prossimo rettore dell’ateneo. Ma per dare una preferenza al candidato ci vogliono ben 10 voti dei lavoratori, come da regolamento, rimarcando «una esiguità del peso» del Ptab, a differenza dei docenti per cui un voto vale uno. È uno degli aspetti contestati dal comparto nella lettera inviata ai pretendenti alla guida accademica, Sergio Uzzau, Giorgio Pintore, Francesco Morandi e Omar Chessa, dalla Rappresentanza sindacale unitaria. In questa si denuncia il malumore del personale cominciato nel 2018 quando si interrompe la certificazione dei Fondi salari accessori e, lungo un quinquennio, non si vedono tutte le indennità previste in aggiunta allo stipendio.

Causa di diversi contenziosi con l’ateneo, «contenziosi nei quali - si riporta nella missiva - sino ad oggi, l’Amministrazione ha scelto di opporsi sino all’ultimo grado di giudizio». Oltretutto il ministero dell’Economia, volendo recuperare i soldi dati in più nei periodi precedenti, studia un piano di rientro. Prevedendo decurtazioni al massimo consentito dalla legge, il 25% dell’entità dei fondi per anno. «In pratica - continua la Rsu - sulla componente grava un vero e proprio “mutuo ventennale”. Si noti che le decurtazioni sono risorse liberate sul bilancio dell’Ateneo, risorse delle quali la componente non può beneficiare». Con il programma si sono tagliati i costi della tecnostruttura creando, secondo la Rappresentanza, «una serie di nuovi problemi, uno fra tutti, ma non unico, la soppressione dell’Ufficio Formazione». Si apre così il capitolo organico, coi pensionamenti non compensati dalle nuove assunzioni, «acuendo il clima di malessere».

Tutto questo nonostante, a livello governativo, si fosse pensato a un Piano straordinario, lungo un triennio che, si ricorda, «dedicava risorse economiche aggiuntive agli atenei italiani e consentiva l’utilizzo di Punti organico cosiddetti “pesanti” che avrebbero consentito, oltre che l’assunzione di nuovi colleghi, anche un incremento del Fondo Salario Accessorio (ora Fondo risorse decentrate), se utilizzati per l’assunzione di personale tecnico amministrativo e bibliotecario». Ma, questa la denuncia, «per esclusiva scelta, e responsabilità, dell’Amministrazione tutti i punti organico del Piano straordinario sono stati destinati alla componente docente». La situazione «ha causato un enorme esodo anche di neoassunti: negli ultimi 4 anni ci sono state 29 cessazioni per dimissioni verso altri enti. Con riferimento al futuro e solo relativamente a quelle programmabili, nel 2026-2028 si verificheranno ulteriori 55 cessazioni».

Le conseguenze sono strutture in «sofferenza» e che «operano in condizioni di sotto-organico» e con «i colleghi sono fortemente scontenti e demotivati». Queste alcune delle rimostranze, a cui aggiungere, tra le altre, i ritardi nelle trattative per i contratti integrativi, fatto che sminuisce il ruolo dei sindacati. E, visto il clima di malcontento, diversi starebbero pensando di non votare per nulla alle prossime elezioni.

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