Il padre tarda per la cena e il figlio, esasperato, lancia un coltello appena lo vede. Nel 2023 a Sorso un contesto familiare già complicato esplode quando un 20enne, alle prese con la preparazione del pasto, sollecita il genitore più volte perché si faccia vedere a casa, perdendo però le staffe quando arriva. Durante il litigio, oltre alle parole sopra le righe, vola anche un coltello con una lama da 22 centimetri che va a conficcarsi contro un mobile. Lì viene trovato dai carabinieri intervenuti sul posto.

La presenza dei militari non calma però le acque tanto che il più giovane rivolge al 50enne frasi come: «Appena se ne vanno loro ti ammazzo!». Dall’episodio scatta poi una denuncia per maltrattamenti contro familiari conviventi. Sia il padre che il fratello minorenne dell’imputato avrebbero subito le frequenti aggressioni verbali del 20enne e, nel caso del genitore, anche dei colpi su un braccio ingessato.

Il procuratore Armando Mammone, nelle scorse settimane, nel corso della discussione dell’accusa in tribunale a Sassari, non ravvisando i maltrattamenti, aveva chiesto di riqualificare il reato in quello di lesioni ma sollecitando al contempo il non luogo a procedere per difetto di querela. Oggi in Corte d’assise la pm Maria Paola Asara ha invece formulato, in considerazione della vicenda del coltello, l’ipotesi di tentate lesioni aggravate e chiesto 6 mesi di reclusione. L’avvocato difensore, Dario Piu, aveva poco prima considerato insussistenti le accuse di maltrattamenti.

Al termine della Camera di consiglio il collegio, presieduto da Monia Adami, a latere Paolo Bulla e Stefania Mosca-Angelucci, ha riqualificato il reato in minacce e disposto la pena di 400 euro di multa per l’imputato.

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