Detenuto italiano crea il panico al pronto soccorso di Sassari.

L’uomo, scortato dagli agenti della penitenziaria, si trovava nella struttura dell’ospedale Santissima Annunziata intorno alle 22 quando, all’improvviso, ha dato in escandescenze. Prima ha preteso di essere visitato subito, poi ha spezzato un’asta portaflebo brandendola come un’arma, e in seguito ha afferrato una pompa infusionale lanciandola contro i poliziotti. E quando questi sono intervenuti la persona ha provato a scagliarsi contro uno di loro ma è stato bloccato dai tre esponenti delle forze dell’ordine.

A dare la notizia è il sindacato Sappe.

«Episodi come quello avvenuto questa sera – sottolineano Luca Fais, segretario regionale, e Antonio Cannas, delegato nazionale – dimostrano quanto sia fondamentale prevedere presso le strutture ospedaliere apposite camere di sicurezza o ambienti protetti destinati alla gestione dei detenuti, nei quali possano essere effettuate, quando le condizioni sanitarie lo consentono, le necessarie attività di assistenza e vigilanza in condizioni di maggiore sicurezza».

«L’accesso dei detenuti alle comuni aree del Pronto Soccorso dovrebbe essere limitato ai casi in cui sia realmente indispensabile sotto il profilo sanitario- continuano- Disporre di spazi dedicati e adeguatamente protetti consentirebbe di ridurre sensibilmente il rischio che episodi violenti possano coinvolgere non soltanto gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria e il personale sanitario, ma anche privati cittadini e famiglie presenti in ospedale esclusivamente per ricevere cure».

«Ancora una volta – concludono– la Polizia Penitenziaria ha dimostrato grande capacità operativa, professionalità e senso del dovere. Ai colleghi intervenuti va il pieno sostegno e il ringraziamento del Sappe. Tuttavia, non possiamo affidarci esclusivamente alla professionalità e al sangue freddo degli operatori: è necessario mettere il personale nelle condizioni di lavorare in sicurezza e prevenire, attraverso strutture e strumenti adeguati, situazioni che potrebbero avere conseguenze ben più gravi».

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