Sassari, due sorelle finite a vivere in strada a 60 anni: «Abbandonate da tutti, amici e familiari»
Bonnie e Silvia Boi, cagliaritane, da 14 giorni vivono in auto assieme a tre cani: non riuscivano più a pagare l’affitto, hanno dovuto lasciare casaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Finite per strada a Sassari a 60 anni. È quello che sta accadendo alle sorelle Bonnie e Silvia Boi, che vivono nella propria automobile insieme a tre cani da 14 giorni. Le due, originarie di Cagliari, vivevano in una casa nell’agro e, non potendo più pagare l’affitto, hanno dovuto lasciare l’abitazione con tutti i loro averi ancora dentro.
«Ed entro il 28 li dobbiamo portare via. Ma dove se non abbiamo un posto dove andare?», dicono. «Non abbiamo più neanche un euro», riferisce Silvia, 58enne, ex amministratrice di condominio. Le donne vivono grazie al cibo che danno loro gli abitanti del quartiere di Li Punti, e riescono a farsi una doccia una volta a settimana perché il gestore di un locale dà loro la possibilità di farlo.
Alla storia si sono interessate le guardie zoofile Aeopc con Manuel Chessa, intervenute nei giorni scorsi e, nel frattempo, le legali che le assistono, Paola Demuru e Giuditta Alessio, cercano soluzioni per una situazione drammatica. Cominciata però anni fa. «Nel 2024 abbiamo dovuto vendere l’appartamento di Selargius dei nostri genitori a causa di un contenzioso», raccontano. Negli anni precedenti il lutto per le morti del padre e della madre, quest’ultima per demenza senile, e nel 2022 quello per il decesso del compagno di Silvia.
«A Cagliari non siamo riuscite a trovare nulla e siamo venute qua», dichiara Bonnie spiegando la scelta di trasferirsi nel capoluogo turritano nel marzo 2024. Versato il canone del primo anno, Silvia perde all’improvviso il suo lavoro e le due si trovano senza mezzi di sostentamento e nell’impossibilità di pagare l’affitto. «Ho cercato subito di darmi da fare. Lavando piatti e facendo le pulizie aiutata da Bonnie». Una attività fallisce, racconta, e non riceve neanche la Naspi. Si arrangia come può mentre le porte si chiudono e resta solo la via della strada dove le due donne sono costrette a vivere, da sole, esposte a tutti i pericoli del caso. «Chiediamo una casa dove possano stare pure i cani e cerchiamo un lavoro. Non siamo schizzinose».
La commozione è tanta, frutto della vergogna, della miseria e del completo isolamento. «Ci hanno abbandonate. La musica è finita e sono spariti tutti, sia gli amici che i familiari. Solo un parente ci è vicino». Si avvicinano gli abitanti del quartiere alle sorelle. Una piange: «Aiutatele. Non si possono abbandonare così le persone».
