Terzultima classificata su 367 comuni sardi, appena prima di Sindia e Borori. Sassari detiene una delle sei maglie nere indossate da chi non è riuscito a raggiungere la soglia minima del 65% per la raccolta differenziata. Meta stabilita dalla Regione e che al capoluogo turritano costa 200mila euro di sanzioni ogni anno più le mancate premialità che possono arrivare fino a 600mila euro.

Ma qualcosa potrebbe cambiare nel 2026, come riferito stamattina in VI Commissione Ambiente a Palazzo Ducale. «Il traguardo è vicino», dichiara Pierluigi Salis, assessore alla Transizione ecologica, Salvaguardia del territorio e Decoro urbano.

«Nel 2025 - spiega Deborah Manca, funzionaria con posizione organizzativa del settore - abbiamo registrato un incremento dell’1,7% arrivando al 61,68%». A questa cifra vi è da aggiungere la quota di organico legata al compostaggio domestico, che incide per 4mila tonnellate, e poi quella delle utenze non domestiche, ovvero le attività commerciali come, ad esempio, quelle della grande distribuzione a Predda Niedda, e che verranno incluse nel calcolo con circa l’1,4%. Si tratta di dati ufficiosi e computi interni che dovranno essere poi ratificati dalla Regione ma le sensazioni sembrano buone.

Va da sé che prima di cantare vittoria sul macro-obiettivo bisogna tentare di risolvere le criticità degli ambiti più ristretti. Nello specifico si parla del porta a porta nei quartieri di Monte Rosello Alto e Prunizzedda, partito a inizio 2026 ma con ritmi blandi. «Abbiamo incontrato diversi problemi - ricorda l’assessore - a partire dal fatto di inserire anche 292 utenze non domestiche».

«In più - sottolinea il dirigente del settore, Giovanni Pisoni - la maggior parte dei cittadini ha preso mastelli e carrellati nel periodo natalizio, nonostante fossero disponibili da molto prima». Ora però, completato il primo rodaggio, verranno rimossi tutti i cassonetti da questo fine settimana e si potrà verificare l’andamento del passaggio al porta a porta. Che mostra già alcune difficoltà e non solo nei due rioni citati. «Capita - continua Pisoni - che il conferimento non venga fatto in modo corretto e, in quei casi, l’operatore mette una bollinatura e non ritira i rifiuti. Questo comporta un ulteriore giro, altri costi per il Comune ed è una situazione che non si può tollerare più a lungo. L’ipotesi potrebbe essere, in questi casi, mettere una sanzione a carico del condominio». Tutte misure per il momento però ancora allo studio.

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