Pietro Soddu, l’ex Giovane turco che guidò la Rinascita
Sette volte presidente della Regione, poi undici anni deputato: alla Camera nacque la grande amicizia con MattarellaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Soddu il presidente, Soddu il democristiano, Soddu regionalista, Soddu moroteo, Soddu progressista. Soddu l’inventore dell’industria sarda, Soddu il Giovane turco, Soddu l’anziano padre della politica regionale (però sempre affascinato dalle possibilità di cambiamento), Soddu innamorato dell’arte, Soddu avido lettore. Soddu che chiamava i giovani intellettuali per conoscerli, incoraggiarli e farsi spiegare meglio dove va il mondo. Quanti personaggi, quante vite in quella che si è chiusa ieri, a Sassari, a 97 anni.
«Con babbo a raccogliere il grano»
Ogni stagione politica conosce vari protagonisti, ma in pochi casi una sola figura, come nel caso di Pietro Soddu noto Pietrino, diventa quasi il simbolo di un’epoca intera: quella della prima fase dell’autonomia regionale. La longevità in questo lo ha sicuramente aiutato, rispetto alla fine prematura di altri esponenti di spicco dei vari partiti (da Paolo Dettori a Renzo Laconi, ma se ne potrebbero citare tanti). Ma è stata decisiva soprattutto la sua forte personalità. Nato a Benetutti il 19 giugno 1929, era cresciuto in tempi difficili: «In famiglia erano fabbri da parte di mio padre, pastori da parte di mamma. Ma siccome in tempo di guerra serviva il grano, mio padre si faceva dare qualche pezzo di terra e poi portava me e mio fratello per la raccolta: lui aveva dieci anni, io 12 o 13». Non era un ricordo amaro: «Per me raccogliere il grano era una soddisfazione interiore, ti sembra quasi di crearlo».
In seconda media lo mandarono in collegio a Lanusei, poi il ritorno a casa e intanto, mentre proseguivano gli studi, si consolidavano i sentimenti antifascisti respirati in casa. Ma anche l’avversione al comunismo. Tutto messo in pratica già in classe: «A scuola ero una specie di capo sindacale. C’era un professore di italiano comunista, io gli rompevo le scatole. Poi uno di filosofia nostalgico della marcia su Roma, a lui rompevo anche di più». Quasi inevitabile l’impegno politico con la Dc, che lo portò a diventare, giovanissimo, sindaco di Benetutti.
«Così rivoltammo la Dc»
Ma con gli studi universitari di Giurisprudenza il centro dei suoi interessi si spostò fatalmente su Sassari. Da lì partì la sua carriera che lo portò a diventare per sette volte presidente della Regione tra il 1972 e il 1980, altrettante assessore (il primo incarico, alla Rinascita, nel 1963), poi deputato per tre legislature dal 1983 al 1994. A dargli la prima forte spinta, nel 1956, fu la storica ribellione dei Giovani turchi nel congresso provinciale della Dc sassarese: una schiera di under 30 o giù di lì (tra cui Francesco Cossiga, Paolo Dettori, Nino Giagu) sconfisse il favorito Nino Campus, cugino del potentissimo Antonio Segni. «Campus era così sicuro di vincere il congresso che fece due liste, per controllare anche parte della minoranza interna», raccontava spesso Soddu: «Così divise i suoi voti e a sorpresa vincemmo noi».
«Fui amico di Piersanti, poi di Sergio»
Quei giovani ribelli fecero tutti brillanti carriere, chi in Sardegna e chi a Roma. Soddu inizialmente rimase nell’Isola, e come assessore alla Rinascita guidò la fase dell’industrializzazione. Alla Camera, invece, si occupò soprattutto di riforme. Anzitutto nella commissione Affari costituzionali, dove tra l’altro nacque l’amicizia, coltivata fino alla fine, con Sergio Mattarella: «Prima ancora io ero diventato amico del fratello Piersanti, quando eravamo entrambi presidenti di Regione e della stessa corrente».
Con l’attuale capo dello Stato avvenneropoi diversi incroci: per accordi precedenti Piersanti avrebbe dovuto cedere il posto nella direzione nazionale Dc proprio a Soddu, che però dopo l’omicidio di Mattarella consentì che subentrasse il fratello Sergio. Quest’ultimo poi gli lascerà, nel 1993, la vicepresidenza della bicamerale per le riforme guidata da Nilde Jotti. Negli anni al Quirinale, Mattarella non ha mai fatto mancare una telefonata a Soddu nel giorno del suo compleanno e in occasione delle sue vacanze in Sardegna, a conferma di un legame solidissimo.
La presidenza della Provincia di Sassari, dal 1995 al 2000, fu l’ultimo incarico ufficiale di Pietrino Soddu: grande amante, oltre che di letteratura, delle arti figurative, in quegli anni fece aprire a Sassari il museo d’arte contemporanea Masedu. Anche dopo quella stagione, però, non si è mai allontanato dalla politica. Passato ai Popolari e poi alla Margherita dopo la fine della Dc, aderì al Pd: è sempre rimasto un punto di riferimento del centrosinistra sardo, pur con posizioni talvolta severe. A rimpiangerlo, da ieri, non ci sono solo i volti delle generazioni a lui prossime, ma anche i tanti giovani con cui amava condividere le sue riflessioni.
Giuseppe Meloni
