Le Iene sulla morte di Davide Calvia: dalla “confessione” in auto di Giovannino Pinna alle ipotesi sul movente
Un motivo passionale alla base del delitto? O, come sembra emergere da alcune intercettazioni tra l’indagato e il padre, una vendetta in cui sarebbero coinvolte altre persone che quel giorno erano sulla barca?Giovannino Pinna (frame da Le Iene)
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La trasmissione di Italia 1 “Le Iene” si è occupata del caso della morte di Davide Calvia, 38 anni di Sassari. Un caso apparso inizialmente come un naufragio ma per cui lo scorso marzo, a tre anni dai fatti, la Procura di Sassari ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio volontario di Giovannino Pinna (35 anni all’epoca), cugino di Calvia che si trovava con lui al momento della tragedia.
L’inviata Nina Palmieri ha ricostruito, carte alla mano e intervistando i familiari della vittima, tutte le incongruenze della versione iniziale. Dall’autopsia, secondo cui Calvia è morto per i traumi alla testa e al torace e non per annegamento, alle perizie sulla barca, che sarebbe stata affondata volontariamente dopo l’omicidio: la posizione del relitto era «incompatibile» con quella da cui è partita la chiamata di Pinna alla Capitaneria.
Giovannino Pinna, ricordiamo, fu trovato 24 ore dopo su una spiaggia della Marina di Sorso. Ma le sue condizioni, si legge nelle relazioni dei medici, non erano compatibili con quelle di una persona che era stata in acqua per un giorno, a temperature molto basse. Raccontò che la barca era affondata e loro si erano gettati in mare, lui aveva lanciato l’sos alla Capitaneria e aveva cercato di aiutare il cugino ma lo aveva visto scomparire tra le onde. Il corpo di Davide fu trovato 10 giorni dopo.
Dal servizio emergono tre grosse novità.
In primis un’intercettazione ambientale in auto. Sporca, ma ripulita e decifrata da un fonico forense. Giovannino Pinna è da solo in macchina, non sa che c’è un microfono e parla tre sé e sé: «Mi fermano, gli dico l’ho ucciso ritornando dal molo».
Poi c’è un’altra intercettazione ambientale, parlano Pinna e il padre nella caserma dei carabinieri. E il genitore ha tutta l’aria di non credere alla versione del figlio. «La mia coscienza è pulita», gli ribadisce due volte Giovannino. «Neanche se metti 10 ettolitri di varechina, mi hai mentito, mi hai detto delle balle». I due sembrano anche parlare di una videochiamata fatta direttamente dalla barca: «Quando ci siamo visti – dice il padre a Giovannino – non era Davide quello in barca, c’è qualcosa che non quadra».
Infine il movente, spunta la pista di quello passionale. Lo racconta la madre di Davide: la donna vede i due discutere animatamente in casa. Chiede prima a Giovannino cosa sia successo, lui le risponde «Dici a tuo figlio che l’ammazzo». Lei non dà molto peso a quella frase, ma poi chiede anche a Davide, che le risponde: «Sono andato a letto con la sua compagna». L’inviata de Le Iene rintraccia la donna, che smentisce tutto.
Altra pista è quella della vendetta, per furti di droga o pesce o auto bruciate su commissione dai due cugini. Pinna, si ipotizza in alcuni ambienti a Sassari, come rivela un testimone, potrebbe essersi «venduto» il cugino per salvarsi la pelle. Ipotesi rafforzata sia dall’intercettazione in cui il padre parla della videochiamata dalla barca in cui si vede un’altra persona, che da una chat tra Giovannino e lo stesso padre, che otto giorni prima del presunto naufragio scrive al figlio: «Fai attenzione, aspettati visite a casa. Lui ti cerca al 100%. E ti trova. Hanno detto che li hai presi per il cu**. Sei veramente nei guai». L’assassino, in questo caso, potrebbe essere anche una terza persona. Insomma, non è detto che su quella barca ci fossero solo i due cugini.
L’inviata ha parlato anche con l’indagato, che ha respinto tutte le accuse e smentito tutte le contraddizioni rilevate dagli inquirenti, proclamando la sua innocenza.
(Unioneonline/L)
