“Condotta discriminatoria”. “No, una rappresentazione distorta dei fatti”.

Botta e risposta tra una persona non vedente e il Centro Cura e Salute Platamona in merito a un episodio avvenuto la scorsa settimana nella struttura sassarese.

Un 52enne, affetto da cecità, si è recato nel Centro, insieme al proprio cane guida, per accompagnare un conoscente che doveva effettuare un esame in convenzione Asl. “Il personale della struttura - sostiene l’uomo - impediva al sottoscritto di stare nella sala d’attesa insieme agli altri utenti e accompagnatori e disponeva, invece, che attendesse all’esterno della struttura, nel parchetto, da solo, esclusivamente a causa della presenza del cane guida”. Per il non vedente si tratta “di una condotta illegittima e discriminatoria collegata alla condizione di disabilità”.

In una comunicazione inviata all’Asl 3 di Nuoro e all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, il 52enne “diffida la struttura dal reiterare, direttamente o indirettamente, condotte analoghe nei confronti del sottoscritto o di altre persone con disabilità assistite da cane guida”. E minaccia poi di adire le vie legali se non si darà “adeguato riscontro” alla sua lettera. 

La società Servizi Salute Benessere S.r.l., gestore del Centro Cura e Salute Platamona, ha risposto alla missiva negando il contenuto delle accuse e parla di “rappresentazione distorta dei fatti”.

“L’intervento del personale - si riferisce in un comunicato - è stato determinato esclusivamente da esigenze organizzative e di tutela sanitaria, in presenza di pazienti fragili in procinto di sottoporsi a prestazioni diagnostiche anche con mezzo di contrasto, presenti nella sala d’aspetto dedicata”. La nota conferma che la normativa vigente consente l’accesso ai cani guida nei luoghi aperti al pubblico, inclusi quelli sanitari, ma, “allo stesso tempo, evidenzia come, in ambito sanitario, sia necessario assicurare condizioni di sicurezza e protezione per tutti i pazienti, anche attraverso misure organizzative proporzionate”.

Sempre la società ricorda che all’uomo è stata proposta un’altra area, “attrezzata e idonea”. “La struttura precisa inoltre - informa la nota – che, nell’ambito della propria organizzazione ordinaria, l’accesso a tutte le aree di attesa è limitato ai soli pazienti, con ingresso degli accompagnatori consentito esclusivamente in quella iniziale e solo nei casi di effettiva necessità, in particolare per pazienti fragili o sottoposti a procedure invasive. Tale criterio organizzativo è applicato in modo generale e non discriminatorio, al fine di garantire condizioni adeguate di sicurezza e assistenza”. Secondo quanto si dichiara poi, la mancata comunicazione sull’arrivo dell’accompagnatore con cane guida ha impedito di “predisporre in anticipo modalità di accoglienza più adeguate e pienamente integrate nell’organizzazione sanitaria”. “La nostra struttura opera nel pieno rispetto della normativa e con la massima attenzione ai diritti delle persone”, è la conclusione del Centro che, rivolgendosi alla persona che si è sentita discriminata dichiara: “Se quanto accaduto ha generato disagio, esprimiamo il nostro rammarico e porgiamo le nostre più sentite scuse”.

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