I rifiuti industriali non sono materie prime da riutilizzare: bonifiche a Porto Torres, il Tar respinge il ricorso Eni
Respinto il ricorso della società del cane a sei zampe contro la Città metropolitana di SassariPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L’ultima sentenza del Tar per la Sardegna ripropone la questione dell’ex polo petrolchimico del Nord Sardegna, un capitolo significativo della storia industriale di Porto Torres, segnato da dismissioni e dalla necessità di bonifiche ambientali, piani complessi che procedono a rilento, in un territorio che punta alla riconversione sostenibile.
Nel provvedimento del 30 aprile il giudice del Tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso presentato da Eni Rewind contro la Città Metropolitana di Sassari perché non si era espressa sulla istanza inoltrata dalla multinazionale che, nell’opera di risanamento dei terreni e delle falde, chiedeva di non riconoscere il rifiuto scavato nella discarica di Minciaredda, e in alternativa di considerarlo come materia prima riutilizzabile, così da evitare lo smaltimento nel sito di raccolta.
Un’istanza di riesame delle prescrizioni dell’Aia per una modifica sulla gestione e sui criteri di classificazione dei materiali inquinanti, stabiliti dal protocollo adottato dal Ministero dell’Ambiente.
Una richiesta presentata dalla società dell’Eni nell’ottobre 2025 e dichiarata con sentenza del Tar in parte inammissibile, mentre in parte deve essere dichiarata cessata la materia del contendere, in quanto non sarebbe di competenza della Città Metropolitana che «non può apporre alcun cambiamento al protocollo del Ministero», pertanto il comportamento inerte della ex Provincia di Sassari sarebbe legittimo.
La piattaforma polifunzionale realizzata da Eni Rewiind nel sito di interesse nazionale, all’interno dello stabilimento industriale di Porto Torres, conserva la precisa funzione al trattamento dei rifiuti, non pericolosi e pericolosi e terreni provenienti dalle aree tra le più inquinate - Minciaredda e area Peci e palte fosfatiche- oggetto di risanamento nell’ambito del complesso Progetto Nuraghe.
Ora la decisione si potrebbe spostare al Ministero dell’ambiente, al quale la società ricorrente dovrà domandare la modifica, che se accolta dovrà essere recepita dalla Città Metropolitana.
