Davanti al Tribunale per i minorenni di Sassari si è aperto, questa mattina, il processo con giudizio immediato nei confronti di Emanuele Sircana, il giovane di 21 anni, finito in carcere nel giugno scorso con l’accusa di omicidio volontario e vilipendio di cadavere di Mario Sedda, il 39enne di Porto Torres torturato e ucciso la notte tra il 29 e il 30 marzo 2021.

Presente in aula l’imputato e la sua avvocata di fiducia Alessandra Delrio, e i legali in rappresentanza della famiglia della vittima, gli avvocati Pietro Diaz e Costantino Biello. 

Il giudice Guido Vecchione dopo aver rigettato alcune eccezioni di genericità del capo di imputazione sollevate dalla difesa, ha ammesso tutti i cinque testi della pubblica accusa e sei della difesa, e ha acquisito la relazione tecnica e gli atti irripetibili che comprendono intercettazioni, video, perquisizioni e sequestri dei cellulari.

L’avvocata Delrio contesta la genericità dei capi di imputazione, ovvero l’accusa di omicidio e di vilipendio di cadavere, perché l’imputato avrebbe agito in concorso materiale e morale con altre persone.

«Non si specifica il ruolo di Sircana con altre persone che sarebbero ancora in circolazione», spiega la difesa, «mentre resta fermo il capo di imputazione sul vilipendio di cadavere, nonostante l’accertamento tecnico irripetibile non ha rilevato tracce di sostanze corrosive sul corpo di Sedda».

Il giudice ha calendarizzato le prossime udienze, la prima è stata fissata il 16 febbraio, per l’atto di incarico del perito nominato per la trascrizione delle intercettazioni, e la seconda il 16 aprile per l’esame dei testi dell’accusa, compreso il medico legale che ha eseguito l’autopsia sul corpo della vittima.

Sedda fu rinvenuto il 1°aprile del 2021, nascosto in terreno di via Sassari , all’ingresso di Porto Torres con una lama di ceramica conficcata sullo zigomo. 

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