«Dalla firma del Protocollo sulla Chimica verde del 2011, ben 15 anni fa, ci risulta che le gare d’appalto che riguardano le attività nel sito industriale all’interno del perimetro Eni, vengano svolte nel pieno rispetto di quanto previsto, che stabilisce l’impegno a favorire la filiera locale, a salvaguardare l’occupazione del territorio e a operare con criteri trasparenti e non discriminatori». Confindustria Centro Nord Sardegna interviene sul caso degli appalti negli impianti Eni della zona industriale di Porto Torres, come denunciato dal deputato Pd, Silvio Lai.

«Le procedure, peraltro, oltre che rispettare tali vincoli, li declinano attraverso strumenti concreti: assegnazioni per lotti geografici in luogo di gare nazionali, inviti rivolti a tutti i fornitori qualificati Eni, con particolare attenzione a quelli del territorio, e anche premialità per le imprese che impiegano maestranze locali», aggiunge Confindustria che, sulla base di quanto confermato da Eni, assicura che «in tutte le diverse tipologie di gara, l’obiettivo è stato, quello di massimizzare il ricorso alle imprese qualificate del territorio. In alcuni casi specifici alcune gare sono state vinte da operatori extra-regionali, ma solo per criteri oggettivi legati a capacità tecnica, continuità operativa e competitività economica». E aggiungono: «Ci risulta che comunque le imprese sarde abbiano accesso a gare per appalti nel resto del territorio italiano, in un mercato che deve tenere sempre conto della qualità e della professionalità acquisita. Porto Torres continua a rappresentare un polo industriale strategico e, con l’ulteriore sviluppo della filiera, le imprese sarde potrebbero indubbiamente cogliere nuove possibilità per rafforzare la capacità competitiva e la tutela occupazionale».

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