Dieci anni di reclusione. Una pena sollecitata, oggi in tribunale a Sassari, dalla pm Maria Paola Asara nei confronti di un 71enne algherese, accusato di violenza sessuale - episodi avvenuti tra il 2015 e il 2016 ad Alghero e nelle vicinanze - nei confronti di una giovane allieva allora 14enne.

Secondo le imputazioni avrebbe avuto dei rapporti intimi con la minorenne che, al tempo, frequentava una scuola di ballo dove insegnava. L’udienza si è aperta con le dichiarazioni spontanee dell’imputato che ha negato le contestazioni ammettendo solo qualche «carezza» in automobile, nel 2017, e di aver scambiato alcuni, ha sostenuto, “«messaggi confidenziali». L’imputato ha detto anche di aver subito un tentativo di ricatto dall’allora fidanzato della giovane concludendo: «Non ho mai commesso atti e violenze sessuali nei confronti della ragazza».

Di tutt’altro avviso la sostituta procuratrice che ha ripercorso il quadro probatorio, inclusi i riscontri avuti e le dichiarazioni della presunta vittima, la quale si era decisa a presentare denuncia una volta diventata maggiorenne. Asara ha ricordato gli scenari delle presunte violenze come, ad esempio, una villa in campagna, teatro tra l’altro di un fatto di cronaca nel passato, location su cui la giovane ha riferito con precisione. Poi un sms di lui indirizzato alla 14enne, che recitava «Voglio fare l’amore con te». Messaggio scoperto dal fidanzato di lei che poi ebbe un confronto con l’uomo, uno scambio acceso che è stato registrato e in cui sarebbero state pronunciate delle frasi equivoche da parte del maestro sotto accusa. 

La pm ha richiamato anche una presunta minaccia fatta dall’imputato nei confronti della teenager: il gesto di una pistola puntata sulla testa. E ha giustificato la gelosia esibita dalla 14-15enne nei confronti del maestro di ballo come sintomo di un attaccamento sviluppato per l’uomo perché tra i due c’era stato un rapporto. «Si ritiene la parte offesa credibile», ha sottolineato infine l’accusa, citando anche le perizie psicologiche disposte in fase d’indagine, chiedendo la pena di 10 anni al termine della requisitoria.

L’avvocata di parte civile, Gavinuccia Arca, ha rimarcato anch’essa la credibilità della sua assistita, riferendo sul fatto che questa conosceva con precisione un dettaglio anatomico intimo dell’imputato, soffermandosi poi su quella che, a suo avviso, è la collocazione temporale dei fatti contestati, iniziati, sostiene, dal 2015, e non dopo.

La legale ha anche evidenziato come la sua cliente abbia descritto in modo dettagliato i presunti episodi, oltre a ricordare la sofferenza patita dalla parte offesa e la considerazione negativa ricevuta, anche da chi le stava vicino. Arca ha chiesto alla fine 50mila euro per i danni biologici, morali ed esistenziali, con una provvisionale di 25mila. Il collegio, presieduto da Monia Adami, a latere Valentina Nuvoli e Stefania Mosca-Angelucci, ha calendarizzato per giugno la discussione della difesa, rappresentata dagli avvocati Elias Vacca e Nicola Satta.

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