Raffiche di pallettoni a Ulassai,operaio freddato sulla porta di casa
La trappola mortale per Stefano Pilia, 23 anni, è scattata a mezzanotte e mezza. I killer (forse due) non hanno dato scampo alla vittima predestinata.DAL NOSTRO INVIATO
TONIO PILLONCA
ULASSAI Ha visto in faccia i killer, ma non ha avuto il tempo di invocare aiuto o pietà. Tre raffiche di pallettoni, da non più di otto metri, e Stefano Pilia, 23 anni, è caduto quasi in ginocchio sui gradini della porta di casa. Fulminato. La fidanzata, avvertita subito, ha percorso seicento metri in pigiama e si è gettata in lacrime sul suo cadavere. Il ragazzo era ancora agonizzante quando i genitori, svegliati di soprassalto dall'eco delle fucilate, hanno cercato di soccorrerlo. Lo hanno visto morire tra le loro braccia, mentre i rivoli di sangue scorrevano sull'acciottolato di via Monsignor Depau, pieno centro storico di Ulassai. Dipendente di un'impresa artigiana, nessun guaio con la giustizia, Stefano Pilia trascorre la sera di lunedì in compagnia della fidanzata, Federica, 20 anni. A casa di lei vedono un film, poi lui la bacia e va via. In macchina percorre le viuzze a monte del paese. È mezzanotte e mezza quando parcheggia la Punto rossa in una piazzola poco più avanti rispetto alla sua abitazione, costruita su due piani. I carnefici lo osservano, sono appostati in cima a una scala oscura, oppure sfidano l'illuminazione pubblica che rischiara la stradina. Poi si avvicinano quanto basta per prendere la mira. Gli inquirenti non escludono che chiamino per nome la vittima predestinata. Stefano Pilia sta per infilare la chiave nella serratura e si volta davanti ai suoi carnefici. Il lugubre canto del fucile calibro 12 lacera il silenzio della notte. I proiettili centrano l'operaio alla spalla, al petto, al torace. Senza lasciargli scampo.
L'allarme ha la voce straziata della madre e del padre dell'ucciso, dei vicini di casa. Qualcuno chiama i carabinieri e in meno di un quarto d'ora il centro storico di Ulassai si popola di militari. Gli uomini della stazione di Ulassai e del nucleo operativo della compagnia di Jerzu, cui spetta l'inchiesta, sono mobilitati in forze. Recuperano borre, calibro 12, e altro materiale, all'apparenza insignificante, nella speranza che alla lunga possa tornare utile. Mentre il capitano Luigi Nocerino dirige i rilievi, il maresciallo Gianni Sistu convoca in caserma i primi sospettati. A uno serve l'assistenza di un avvocato, segno che il suo nome è già nel registro degli indagati. Il sostituto procuratore della Repubblica di Lanusei, Daniele Rosa, coordina le prime indagini e conduce gli interrogatori. Scattano perquisizioni, non solo a Ulassai. Arriva il tenente colonnello Simone Sorrentino, comandante provinciale dei carabinieri. Anche la polizia è interessata al caso. Il capo della squadra mobile nuorese Fabrizio Mustaro raggiunge a Ulassai il dirigente del comissariato di Lanusei, Luigi Vessio. Quando il medico legale Roberto Marcialis completa il suo lavoro, il magistrato dà il nulla osta alla rimozione della salma. E s'infila dritto sulla strada delle indagini. Quanti erano i sicari? Difficile dare una risposta, prima dell'autopsia che sarà effettuata oggi. Quale la ragione di un odio feroce?
Nel passato di Stefano Pilia non ci sono vicende torbide. Fu coinvolto in un'aggressione, sfociata in un regolare processo. Un lavoro dignitoso, una fidanzata, parecchi amici, l'operaio faceva vita tranquilla. Problematico dare un movente certo a un'esecuzione così spietata. Gli investigatori rileggono la giovane vita della vittima per trovare lo spiraglio giusto su cui insistere. L'impresa non è agevole. Stefano Pilia non era classificato come obiettivo sensibile, né ieri né oggi. Anche lunedì filava tutto liscio. Qualche ora trascorsa con la fidanzata, poi il rientro a casa. I sicari erano lì, ad aspettarlo. E gli hanno chiuso gli occhi per sempre.