Trexenta, lo spopolamento non si ferma: crescono solo Senorbì e Barrali
I dati presentati alla “Festa dell'emigrato” di Gesico evidenziano la crisi del territorioPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
C’è un dato che, più di ogni altro, fotografa la Trexenta del 2026: mentre la Sardegna intera perde abitanti, 103 mila 648 in dieci anni, come se fossero scomparse Olbia e Alghero messe insieme, nel piccolo mondo dei tredici comuni a nord di Cagliari sono solo Senorbì e Barrali continuano a crescere. Senorbì cresce del 6,2 per cento dal 2006 e oggi conta 4.810 abitanti, quasi un quarto (23,3 per cento) dell’intera Trexenta, perché ne è di fatto il centro: scuole, servizi, uffici, tutto ciò che serve ai comuni vicini si concentra qui. Barrali invece cresce piano, appena il 2 per cento, ma cresce: è un paese piccolo, mille e 87 abitanti, che si trova in una posizione di cerniera, a metà strada tra la gravitazione di Senorbì e quella di Dolianova, il grande centro del vicino Parteolla, due poli che, forse, gli permettono di reggere dove altri cedono.
I numeri sono stati presentati durante il convegno tenuto ieri a Gesico, nell’ambito della 28ª Festa dell’Emigrato. Dopo i saluti del sindaco Terenzio Schirru e del presidente della Pro loco Carlo Carta, sono intervenuti Mauro Carta, presidente regionale delle Acli, Sara Cancedda, presidente nazionale Sardi Emigrati Uniti, la sindaca di Guasila e consigliera regionale Paola Casula, i sindaci Damiano Aresu (Pimentel) e Stefano Soro (San Nicolò Gerrei), Pierpaolo Cicalò dell’Istituto Fernando Santi, Moreno Pisano della Filef e Rodolfo Cancedda, presidente Asel Sardegna. La ricerca è stata illustrata nel comune che, dati alla mano, paga il prezzo più alto dello spopolamento dell’intero territorio. Un paradosso che gli organizzatori non hanno mancato di sottolineare, proprio nei giorni in cui il paese celebra chi, da qui, se n’è andato. «Questi dati raccontano un territorio che nel complesso fatica: perde popolazione, invecchia, resta indietro su reddito e istruzione rispetto al resto della Sardegna, ha detto il presidente regionale delle Acli, Mauro Carta, «è una fragilità diffusa, che riguarda quasi tutti i tredici comuni, e su cui dobbiamo interrogarci insieme, come territorio, prima che diventi irreversibile».
Senorbì non primeggia solo in demografia. È il comune con la densità abitativa più alta (140 abitanti per km², quasi il triplo della media della Trexenta), il reddito medio più elevato (19.087 euro contro i 17.710 del territorio) e il tasso di occupazione migliore, 64,7 per cento, superiore persino alla media regionale. Insieme a Ortacesus, è anche l’unico comune a mantenere un livello di fragilità “media” secondo l’indice composito ISTAT che misura rischi ambientali, tenuta demografica ed economica: un 5 su una scala dove il 10 indica la fragilità massima. Ma è sufficiente allontanarsi di pochi chilometri per trovare un’altra Trexenta. A Gesico, che pure ospita la festa, la popolazione è crollata del 25,9% dal 2006 — il calo peggiore dell’intero territorio, peggiore anche della media sarda. Qui vive un anziano ogni 0,25 giovani, o se si preferisce: quattro persone sopra i 65 anni per ogni ragazzo under 14, contro le 1,4 di appena vent’anni fa. È l’indice di vecchiaia più alto della Trexenta, e anche quello cresciuto più velocemente. Gesico è ultimo anche per reddito medio (14.734 euro, quasi 5.000 in meno di Senorbì) e per tasso di occupazione (52 contro il 62 per cento della media regionale). San Basilio (meno 21,1 per cento) e Mandas (meno 19,4) completano il podio dello spopolamento. Mandas, in particolare, guida un’altra classifica poco invidiabile: l’indice di dipendenza strutturale più alto, 71 persone non attive ogni 100 in età lavorativa.
Il dato di sistema è forse il più preoccupante: in quasi tutti i comuni della Trexenta l’età media supera già oggi quella regionale. Il saldo naturale, nati meno morti, è negativo di 150 unità l’anno, e nemmeno i flussi migratori (comunque positivi, più 9 dall’estero) riescono a compensare la perdita. È lo stesso schema che si osserva a livello regionale, dove il saldo demografico complessivo segna meno 7.891 abitanti in un solo anno. Anche sull’istruzione la Trexenta resta indietro: solo il 36,1 per cento dei residenti ha un titolo di studio elevato, contro il 46,8 per cento della media sarda. L’unica controtendenza riguarda i giovani: il tasso di occupazione 15-24 anni nella Trexenta (21,7 per cento) supera quello regionale (18,2), un segnale che qualcosa, tra i più giovani, ancora tiene. Secondo l’indice composito di fragilità comunale, costruito su 12 indicatori tra rischi ambientali, debolezze sociali ed economiche, sei comuni su tredici della Trexenta si collocano al livello massimo di fragilità: Gesico, Mandas, Guamaggiore, Siurgus Donigala, Barrali e Sant’Andrea Frius. Un dato che, presentato proprio nei giorni della Festa dell’Emigrato, restituisce il senso di un territorio che continua a interrogarsi sul proprio futuro mentre celebra chi lo ha lasciato in cerca di uno migliore altrove.
