La beffa, Sono oltre 716 mila i potenziali beneficiari dell’esenzione dal bollo in Sardegna, ma per gli agenti e rappresentanti di commercio il provvedimento rischia di avere un impatto molto più limitato. E contemporaneamente il diesel torna a superare la soglia dei 2,30 euro al litro, aggravando i costi di una categoria che utilizza l’automobile ogni giorno come vero e proprio strumento di lavoro. È l’allarme lanciato da Fnaarc Confcommercio Sud Sardegna, che chiede interventi specifici per gli agenti di commercio e un aggiornamento di una fiscalità dell’auto rimasta, in alcuni dei suoi parametri fondamentali, ferma agli anni Ottanta.

Il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri prevede per il 2027 l’esenzione dal bollo sul primo veicolo con potenza fino a 80 kW, senza limiti legati all’Isee. Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in Sardegna sono 71 mila .592 le persone fisiche potenzialmente interessate dalla misura. Nell’Isola i veicoli entro la soglia degli 80 kW sono complessivamente un milione e 2 mila 231: 848 mila 897 automobili e 153.334 motocicli. Una platea molto ampia, che tuttavia non coincide automaticamente con quella dei beneficiari perché l’agevolazione riguarda il primo veicolo della persona fisica.

«È sicuramente una misura che può rappresentare un risparmio per moltissime famiglie sarde, ma per gli agenti di commercio il problema resta», sottolinea Giuliano Cadoni, presidente Fnaarc Confcommercio Sud Sardegna, «chi svolge la nostra professione percorre ogni anno decine di migliaia di chilometri e ha bisogno di un’automobile adeguata alle lunghe percorrenze, affidabile, sicura e spesso con caratteristiche e potenze superiori a quelle di una normale utilitaria. Una soglia fissata a 80 kW rischia quindi di lasciare fuori proprio una parte consistente dei mezzi che utilizziamo quotidianamente per lavorare».

Al problema del bollo si aggiunge quello dei carburanti. La progressiva riduzione dello sconto sulle accise sul gasolio sta producendo nuovi aumenti alla pompa. Con prezzi medi del diesel che hanno già raggiunto livelli superiori ai due euro al litro, la rimodulazione dello sconto può spingere il costo oltre 2,30 euro al litro sulla rete stradale e intorno ai 2,40 euro in autostrada, con il rischio di ulteriori rincari. «Per un agente di commercio il carburante non è una spesa occasionale», prosegue Cadoni, «È un costo quotidiano e inevitabile. Un aumento anche di pochi centesimi al litro, moltiplicato per migliaia di chilometri percorsi ogni mese, incide pesantemente sul reddito dell’attività. Il rischio è che da una parte si annunci un risparmio con il bollo e dall’altra quello stesso beneficio venga rapidamente assorbito dall’aumento del costo del carburante». Fnaarc sottolinea soprattutto la necessità di intervenire sulla fiscalità dell’automobile per gli agenti e rappresentanti di commercio. Attualmente per gli agenti in regime ordinario la deducibilità dell’auto è riconosciuta nella misura dell’80 per cento, ma su un costo massimo fiscalmente riconosciuto di 25.822,84 euro.

Un limite che deriva dalla conversione dei 50 milioni di lire fissati nel 1986 e che non è mai stato adeguato all’aumento dei prezzi delle automobili. Quarant’anni nei quali sono cresciuti non soltanto i prezzi delle vetture, ma anche i costi di carburante, assicurazioni, manutenzione e pedaggi. «Questo è il vero nodo sul quale chiediamo di intervenire», afferma Cadoni, «non possiamo continuare ad applicare nel 2026 un limite costruito sul prezzo delle automobili del 1986. Oggi con 25 mila euro è difficile acquistare una vettura con caratteristiche adeguate a chi trascorre gran parte della propria giornata lavorativa sulla strada. L’auto per noi non è un benefit né un lusso: è il principale bene strumentale della nostra attività».

Gli agenti di commercio, proprio per gli elevati chilometraggi percorsi, sono inoltre tra le categorie che hanno necessità di sostituire più frequentemente il proprio veicolo. Secondo Fnaarc, mediamente il ricambio avviene ogni quattro anni, un elemento che rende ancora più evidente il peso assunto dal costo dell’automobile sull’attività professionale. Il problema riguarda anche gli agenti che operano in regime forfettario, per i quali l’aumento dei costi reali sostenuti per automobile, carburanti e mobilità non trova un corrispondente riconoscimento nella determinazione del reddito imponibile.

«Chiediamo che venga aperto un confronto serio con il Governo», conclude Cadoni, «per individuare misure pensate per chi utilizza realmente l’automobile per produrre reddito. L’esenzione dal bollo può essere positiva e gli interventi sulle accise possono dare un sollievo temporaneo, ma non bastano. Serve aggiornare il tetto di deducibilità dell’auto, tenere conto dei costi sostenuti dagli agenti in regime forfettario e costruire una fiscalità coerente con il mercato automobilistico e con le condizioni di lavoro di oggi. In Sardegna, dove le distanze sono importanti e le alternative alla mobilità privata sono spesso limitate, questa esigenza è ancora più evidente».

(Unioneonline/En.Ne.)

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