Straordinari non pagati dal 2025, si fermano gli infermieri: emergenza sanitaria nel carcere di Uta
Organico al 50% con oltre 700 detenuti, il servizio era garantito dalle prestazioni aggiuntive ma i professionisti non le garantiscono più: lettera del direttore di presidio alla AslIl carcere di Uta
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Sono pochi – metà del previsto – e finora hanno coperto i turni facendo una raffica di straordinari. Che, però, non vengono pagati da gennaio (quanod va bene). Gli infermieri che prestano servizio all’interno del carcere di Uta hanno deciso di fermarsi per protesta: o entro domani si trova una soluzione alla vertenza legata alle loro prestazioni aggiuntive oppure si atterranno al loro orario di lavoro, lasciando – di fatto – centinaia di detenuti senza assistenza sanitaria.
La grave situazione all’interno del penitenziario Ettore Scalas è rappresentata dal direttore sanitario della medicina penitenziaria, Gianfranco Carboni, in una lettera inviata ai vertici della Asl di Cagliari. Uno scenario destinato a peggiorare visto l’annuncio dell’imminente arrivo dei 92 boss al 41 Bis, che andrebbero ad aggiungersi ai 740 ristretti (ben oltre la capienza della casa circondariale).
«È ormai nota la grave carenza di personale infermieristico, finora fronteggiata grazie al ricorso alle prestazioni aggiuntive, formalmente richieste all’azienda», si legge nella nota. Ma «purtroppo, nonostante i ripetuti solleciti per il pagamento delle competenze maturate, si è verificato un blocco nelle procedure organizzative e amministrative aziendali».
Gli infermieri hanno comunicato di non essere più disponibili a effettuare prestazioni aggiuntive, che «risultano non retribuite dallo scorso mese di gennaio e, in alcuni casi, addirittura dagli ultimi mesi dell’anno precedente».
Questa situazione comporta «l’impossibilità di garantire la copertura di un numero significativo di sezioni detentive (circa 130 detenuti per ciascuna sezione), determinando un livello di assistenza infermieristica inferiore agli standard minimi di sicurezza. L’assistenza sanitaria H24 costituisce, infatti, un servizio essenziale e inderogabile, indispensabile per garantire il diritto alla tutela della salute della popolazione detenuta e la sicurezza complessiva dell’Istituto».
Le risorse infermieristiche disponibili risultano ridotte di circa il 50%, mentre la popolazione detenuta ha raggiunto le 740 presenze «con un possibile ulteriore incremento di 92 unità a seguito dell’arrivo dei detenuti sottoposti al regime di cui all’art. 41-bis dell’Ordinamento Penitenziario».
Il direttore avvisa che «qualora non venga garantita la continuità dell’assistenza sanitaria, con inevitabile compromissione del diritto alla tutela della salute delle persone detenute presso la Casa Circondariale di Uta, questa direzione sanitaria sarà costretta a darne formale comunicazione agli organi competenti, ivi compresi il provveditorato dell’amministrazione penitenziaria, la direzione dell’istituto e il Tribunale di Sorveglianza, affinché ciascuno possa adottare i provvedimenti di rispettiva competenza».
