Archeologia, cucina e prodotti del territorio si sono incontrati a Senorbì per la seconda edizione di “Epulae Silenicae, banchetto alla cartaginese”, l’iniziativa ospitata sabato 5 settembre nella corte del Museo Archeologico “Sa Domu Nosta”, in via Scaledda.

Una serata dedicata alla cultura punica e alla storia del territorio, costruita attorno al cibo come strumento per raccontare il passato. Il momento centrale è stato lo show cooking di Patrizio Perra, cuciniere della Trexenta, che ha proposto una sequenza di piatti ispirati alla cucina cartaginese, in un percorso tra ricostruzione storica e valorizzazione delle produzioni locali. 

Un’iniziativa che è riuscita ad avvicinare il pubblico alla storia e all’archeologia del territorio, con la cucina a fare da collegamento tra le testimonianze conservate nel museo e le produzioni contemporanee. Marco Giuman, docente di Archeologia classica all’Università di Cagliari, ha affrontato il tema di Odisseo e dell’incontro con Polifemo, prendendo spunto da un reperto conservato nelle sale del museo. L’intervento ha rappresentato anche l’anticipazione del prossimo ciclo di cinque conferenze, intitolato “Oltre Itaca”, dedicato al viaggio dell’eroe verso Itaca.

La serata ha coinvolto diverse realtà produttive della Trexenta. Tra i protagonisti Mattia Sirigu della Latteria Sirigu, Fabrizio Usai della Gelateria Eden, Augusto Sitzia per la Cantina Trexenta, oltre al Molino Secci e all’Antico Forno Cancedda di Senorbì. Una presenza che ha permesso di inserire nel percorso gastronomico formaggi, vino, prodotti da forno, farine e gelato legati alle produzioni del territorio. L’iniziativa è stata curata e animata anche attraverso il lavoro di Michele Perra, per la parte grafica e fotografica, Maria Perra e Consuelo Anedda, mentre la gestione del museo ha fatto da cornice all’appuntamento. “Epulae Silenicae” nasce con l’intento di trasformare il museo in uno spazio di incontro e divulgazione. Dopo il successo della prima edizione, il secondo appuntamento ha riproposto la formula che mette in relazione le testimonianze archeologiche della Trexenta, in particolare i siti di Santu Teru e Monte Luna, con la cultura materiale e produttiva contemporanea.

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